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Giunti alla 14° edizione e alla 8° edizione del trofeo G. Luraghi, il programma prevede un escursione nell’entroterra verso la Garfagnana fra Appennini e Alpi Apuane, percorsi immersi nel verde fra Garfagnana e Lunigiana, per poi raggiungere Levigliani di Stazzema (LU) dove sistemeremo le vetture nel parcheggio del ristorante VALLECHIARA. Dopo la sistemazione vetture,un servizio navetta appositamente disposto per la visita guidata alle miniere dell’argento vivo.
Dopo la visita, pranzo con degustazione di una cucina tipica, forte di antichi sapori ormai perduti che, solo chi ancora ama le antiche tradizioni riesce ancora a proporre, una di queste persone è sicuramente la Signora Piera del ristorante VALLECHIARA. A fine pranzo, sempre per mezzo del servizio navetta giungeremo all’entrata dell’ antro del Corchia per una visita guidata nelle viscere delle Alpi Apuane di circa due ore, giusto per smaltire. Partenza, questa volta a bordo delle nostre Alfa, per continuare l’escursione stradale e raggiungere la Versilia. Una volta ritrovati sul lungo mare ci si dirigerà verso Marina di Massa presso lo stabilimento balneare, è d’obbligo il bagno e un po’ di tintarella serale, da gustarsi fino all’orario di cena per una pizza nello stabilimento balneare stesso.

Menù del pranzo

Aperitivo di benvenuto

Antipasti: salumi vari nostrali – sformati – torte – crostini

Primi: tortelli al ragù di carne – crespelle ai funghi porcini

Secondi: arrosto di maiale o vitello – grigliata mista – contorni vari

Acqua – vino – caffè

Ritrovo ore 9.00 presso la sede del club c/o Charlie Bar via cerri n 16 Aulla (MS)

Adesioni entro e non oltre il 22 di luglio

Costo manifestazione 50 euro a persona, che include: visita guidata alle miniere dell’argento vivo, visita guidata all’antro del Corchia, servizi navetta, servizi balneari, pranzo, e pizza per cena.

Per informazioni e adesioni contattare il 339 2631106 o alfeoromeo@yahoo.it , per maggiori dettagli potete visitare la pagina sul forum dedicata all’evento: FORUM

10450927_768328306551848_326096651096580512_nTenetevi pronti, sabato 12 luglio torneremo nei luoghi dove la Gran Turismo più raffinata dell’Alfa Romeo ha preso forma.
Aroc Alfissima e Alfa Romeo Club Milano vi porteranno all’ Italdesign di Giorgetto Giugiaro.
Ad accoglierci ci sarà un grande Alfista: il nuovo direttore generale dello stile, Wolfgang Egger, già direttore del Centro Stile Alfa Romeo, per poi diventare direttore dello stile Audi sotto Walter De Silva.
Verremo omaggiati della presenza di Giorgetto Giugiaro che ci racconterà tantissimi aneddoti e storie legate a questa bellissima coupè che ha disegnato lui nel 1968.
Amilcare Ballestrieri, Mauro Pregliasco e Francesco Chicco Svizzero ci racconteranno le loro esperienze con l’ Alfetta GTV nel mondo dei Rally.
Il programma che nel corso di questo mese potrà essere modificato è questo:
Ore 9 00 accredito presso l’Italdesign di Moncalieri.
Ore 9 30 Welcome Coffee.
Ore 10 00 Benvenuto di Wolfgang Egger.
Ore 10 15 il Saluto di Giorgetto Giugiaro.
Ore 10 30 i racconti di Amilcare Ballestrieri, Mauro Pregliasco e Chicco Svizzero.
Ore 11 30 visita Museo e Stabilimento.
Ore 12 00 Sfilata delle sole Alfetta Gt davanti il Centro Direzionale della Italdesign dove Giorgetto Giugiaro e Wolfgang Egger premieranno la vettura più bella.
Ore 12 30 Partenza per il giro turistico in collina tra tornanti e panorami bellissimi per poi raggiungere il ristorante dove pranzeremo.
Ore 13 30 Pranzo.
Ore 16 00 Fine evento.
il costo dell’evento che comprende il caffè di benvenuto, il pranzo e un ricordo della giornata, è di 40 euro a testa.

IMPORTANTE: sono ammesse all’evento solo Alfa Romeo di passata produzione costruite entro il 1986 e quelle in data successiva direttamente derivate ad esse.

 

 

Dopo il successo del 2012 con “Guidare Alfa Romeo” ritorniamo in uno dei luoghi assai caro all’Alfa e ai suoi collaudatori, la strada del Passo Della Cisa. Ricorderemo i 20 anni dalla scomparsa del grande Bruno Bonini e un doveroso saluto al mitico Guido Moroni che ci ha lasciato poco tempo fa, lasciando in noi appassionati il suo straordinario e indelebile ricordo.

A breve il programma con i dettagli dell’evento.

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1620847_654428274602804_1206561612_nL’ associazione Camaiore MotorSport in data 22 e 23 marzo 2014, organizza un ALFA DAY (raduno monomarca e area test per veicoli Alfa Romeo) un evento che può definirsi unico nel suo genere in tutta la provincia di Lucca e che richiamerà tantissimi interessati e appassionati da tutta Italia e non solo.
L’evento regala la possibilità a molte persone tra cui collezionisti ed appassionati, di conoscere il nostro meraviglioso territorio della Versilia. Come si evince dal programma qui allegato, la manifestazione coinvolgerà in modo più o meno diretto, gran parte del territorio della Versilia e della provincia di Lucca.
Scorrendo il programma possiamo notare, oltre che al raduno vorremmo realizzare in un area ad hoc sul Viale Kennedy un tratto di circa 550 mt. a disposizione per due giorni, una zona test dove poter esporre e far esibire macchine da corsa che hanno fatto la storia delle corse automobilistiche dell’Alfa Romeo portando il nome del nostro paese in tutto il mondo. (DTM, GTA, etc.)
Al fine di raggiungere gli ambiziosi obbiettivi che ci siamo preposti e per poter dare vita ad un evento che potrà diventare un appuntamento fisso ogni anno in Versilia, abbiamo contattato sia vecchi piloti ufficiali Alfa Romeo del calibro di Giovanardi, Nannini, Tarquini e altri ancora, sia la richiesta di una collaborazione con il Registro Storico Alfa Romeo.
Per La manifestazione saranno richiesti i patrocini a tutti i comuni interessati e alla Provincia di Lucca.
PER SCARICARE IL MODULO DI ISCRIZIONE O PER ALTRE INFO SUI COSTI E SUL DETTAGLIO DEL PROGRAMMA PUO’ ESSERE SCARICATO DIRETTAMENTE DAL NOSTRO SITO: http://www.camaioremotorsport.it

I moduli di Iscrizione con le relative ricevute di bonifico dovranno essere inviate alla mail: camaioremotorsport@gmail.com

Solo per i soci e per maggiori informazioni visitare il forum alla seguente PAGINA

 

Per Alfissima questo 2013, è stato il decennale del club festeggiato con il bel raduno veronese, abbiamo festeggiato alla grande i 50 anni dell’Autodelta, festeggiato i 30 anni della Alfa 33 e dell’Arna, partecipato al centenario di Giuseppe Busso di Alfa Club Milano, ci siamo divertiti alla notte bianca di Aulla, all’immancabile Mare & Monti e al raduno della Valsassina,partecipato alla rassegna motoristica “Super Motori” della città di Massa.
tutti i nostri incontri sempre dedicati alla salvaguardia del museo storico Alfa Romeo di Arese.
Incontri sempre vissuti all’alfissima maniera, senza compromessi o vincoli, all’insegna della passione seguendo i passi storici dell’Alfa Romeo, quella che piace a noi, facendo a differenza di altri le dovute distinzioni fra quelle che potevano fregiarsi dello slogan
“TECNOLOGIA VINCENTE DA SEMPRE” o per chi preferisce “QUANDO LA TECNOLOGIA E’ ARTE” con le ben diverse da………. “la nuova razza”
Ma prima di chiudere l’anno, il consueto pranzo di natale per farci gli auguri per le imminenti feste.

Link per la registrazione al pranzo: REGISTRAZIONE PRANZO

Alfissimi Auguri Domenica 22 Dicembre

 

PROGRAMMA

Ore 10.30 Ritrovo dei partecipanti presso la sede del club sita in Via Cerri N 16 Aulla (MS)
Ore 11.30 Aperitivo Alfissimo
Ore 12.30 Partenza per raggiungere il ristorante Mirador
Ore 13.00 inizio pranzo

 

 

MENU’

Antipasto: Panigacci con affettati e formaggi misti
Primi: Tris di panigacci cotti ( pesto genovese – sugo di funghi – olio di oliva e parmigiano
Ravioli al ragù
Secondo: Grigliata mista alla brace
dolce: Misto
Bevande: Acqua – Vino – caffè – limoncello

A fine pranzo presentazione programma 2014 – saluti e auguri

Quota a partecipante 20 Euro

Vi aspettiamo affamati e numerosi.

 

Anche questa volta abbiamo regolarmente pagato l’abbonamento maltempo, neve compresa, nonostante tutto, Alfissima ha aggiunto un altro tassello nel ricordo della storia dell’Alfa Romeo.

Potevano essere di più, ma anche ben 6 esemplari di Arna oggi sono un rekord, considerando che la metà di esse erano nella rara versione T.I. e una di queste niente meno che una serie speciale jubilè. A completare due 1.2 L e una 1.2 SL.

Per questo modello Alfissima ha scelto il luogo più alfazioso che possa esistere, la sede dell’Alfa Blue Team il cui presidente Gianfilippo Salvetti ha fatto gli onori di casa dando la possibilità ai partecipanti di visitare quelle che noi definiamo le curiosità alfiste, tratti di storia che spesso vengono dimenticati perchè, pur svolgendo un onorevole servizio al paese non hanno affascinato molti di quelli che definendosi alfisti evitano la storia di un azienda nel pieno della sua vitalità e ingegno industriale. Parlo di motori aeronautici, industriali, veicoli commerciali e sconosciute versioni speciali.


Questo per dire che l’alfazioso si lega bene con l’alfissimo, sempre vorace di conoscenza aziendale, che appunto, non si limita alla semplice produzione automobilistica, ma a tutto quello che riguarda l’Alfa Romeo ………. uomini compresi.
A far seguito alle parole del mitico Gippo, l’intervento di Elvira Ruocco, pietra miliare di ogni alfista, avendo non solo gestito, ma creato l’archivio storico Alfa Romeo, oggi è una risorsa di conoscenza storica senza eguali, e non poteva esimersi dal racconto di come nasce l’A.R.N.A. la nuova società fra Alfa Romeo e Nissan Autoveicoli darà vita alla prima joint venture dando il nome Arna al modello frutto della collaborazione fra le due aziende.

Sempre rimanendo in tema la proiezione di un filmato premiato come migliore realizzazione del cinema industriale ” Un incontro ” dalla regia di Dore Modesti. Due anni di riprese che hanno spaziato dal Jappone all’Italia, dal freddo polare di Svezia, Finlandia e Norvegia al caldo torrido del deserto del Marocco. Immagini che testimoniano paesi distanti e diversi, ma da molte tradizioni simili, la costruzione del nuovo stabilimento agli estenuanti collaudi di messa a punto, fino al confronto comparativo fra il modello originale e quello rivisto dai tecnici alfa. Ecco il momento di commozione, mentre sullo schermo si riconosce un vitale e professionale Guido Morroni, suona il telefono è il figlio di Guido, che ci fa capire che papà non sta troppo bene per essere presente fra noi, egli fu estimatore dell’Arna, le sue valutazioni andavano oltre quelle estetiche.

Giunti al termine del filmato a prendere la parola è l’Ing. Pasquale Oliveri, non segui personalmente l’operazione A.R.N.A. ma la visse dall’interno dell’azienda. Ci rende partecipi di alcune esperienze aziendali vissute, si parla dei rapporti fra fabbriche di automobili straniere, per risolvere alcuni problemi che accumunavano un po’ tutti in special modo quelli della verniciatura. e una curiosità…..il 6 cilindri a v di nissan è un po’ figlio di arese.

Suona la campana, significa che è giunto il momento del pranzo all’interno della libreria del ABT con tanto di cucina Alfa Romeo e la vista delle Alfa Romeo.

Alfissima ringrazia Gippo Salvetti e l’Alfa Blu Team per la disponibilità e soppratutto per aver creduto da subito a questa nostra iniziativa, i Flli Cozzi per aver messo a disposizione uno dei modelli T.i., Andrea Vecchi per l’immancabile aiuto che da sempre al nostro club, Elvira Ruocco per la sua sempre gradita e simpatica presenza ricca di contenuti umani e tecnici che hanno fatto parte della vita aziendale, e naturalmente a tutti vquelli che hanno partecipato rendendo possibile il ricordo di 30 Kilometrissimi anni.

Mauro Simonini

Photo gallery della giornata
Galleria Arna

 

“La nascita dell’Arna” di Elvira Ruocco

Nell’ambito del piano di ristrutturazione del raggruppamento Alfa Romeo, il 9 luglio 1980 venne costituita la Società Alfa Romeo S.p.A. nella quale, il 31 dicembre dello stesso anno, confluirono il settore Auto delle Società Alfa Romeo S.p.A. e INCA Alfa-Romeo Alfasud. Secondo il progetto del consiglio di amministrazione presieduto dal presidente Ettore Massacesi, il consolidamento dell’immagine unitaria della produzione automobilistica Alfa Romeo doveva essere perseguito attraverso la concentrazione del settore auto in un’unica società, consentendo così una gestione più dinamica e competitiva. Persisteva, peraltro, l’esigenza di reperire mezzi finanziari per rinnovare la gamma dei prodotti.
Principale obiettivo per realizzare il piano di risanamento era il miglior utilizzo della capacità produttiva specialmente nello stabilimento di Pomigliano d’Arco. Ma per fronteggiare gli investimenti necessari si andò alla ricerca di un partner. Nacque così il progetto che sarebbe sfociato nell’inserimento nella gamma di una nuova vettura chiamata ARNA, grazie alla joint-venture con la giapponese Nissan, siglata nel 1980 e caldeggiata da un asse politico che aveva come elementi di spicco Ciriaco De Mita e Antonio Gullotti.
Furono d’accordo sull’iniziativa i sindacati, i partiti di sinistra, il presidente dell’Iri, Pietro Sette e il responsabile della Finmeccanica, Franco Viezzoli. La Fiat invece la prese molto male perché sosteneva che in questo modo si sarebbe permesso alla Nissan di entrare pesantemente sul mercato italiano e di superare lo sbarramento di sole 2.000 vetture all’anno importate dal Giappone. Gridò al “pericolo giallo”, Umberto Agnelli e Cesari Romiti fecero la spola tra Torino e Roma, arrivarono anche ad ipotizzare un accordo tra Fiat e Alfa nel campo della componentistica e nella produzione di una nuova vettura destinata al mercato estero. Il progetto andò comunque avanti e fu approvato dalla Finmeccanica, dall’Iri e infine dal governo Cossiga con Antonio Bisaglia, ministro dell’Industria, e Gianni de Michelis, ministro delle Partecipazioni Statali, il quale annunciò: “per la prima volta abbiamo battuto la Fiat”.
L’accordo prevedeva l’utilizzazione delle meccaniche e del propulsore dell’Alfasud e la nascita di un nuovo stabilimento a Pratola Serra, in provincia di Avellino. La progettazione dello stabilimento fu totalmente a cura dell’Alfa Romeo che si preoccupò di recepire oltre alle esigenze di una organizzazione produttiva avanzata, le istanze di un inserimento in una particolare realtà socio-economica per non ripetere situazioni conflittuali già sperimentate in altre realtà industriali. Nel 1982 venne ultimato lo stabilimento e la produzione fu avviata nel 1983.
Le esigenze di qualità dei prodotti erano diventate una priorità per l’Alfa che, nel bilancio del 1982, scrisse: “La qualità è tradizione per l’Alfa Romeo che, in particolare, è protesa al soddisfacimento delle esigenze del cliente e all’assicurazione della redditività dell’impresa nel breve e nel lungo periodo. In altre parole, si studia e si opera per investire, anche in prevenzione dei difetti e in controllo dei processi per ridurre le perdite connesse alla non qualità”.
Lo stabilimento era costituito da due fabbricati di produzione: la Lastrosaldatura e la Selleria. Gli uffici, la mensa, gli spogliatoi e tutti i servizi accessori erano collocati in un fabbricato multiplo che ospitava al 1^ e al 2^ piano gli impiegati tecnici ed amministrativi. Tutta l’area dello stabilimento era organizzato per rendere scorrevole il flusso dei materiali. Le casse in arrivo dal Giappone venivano stoccate e gestite sul piazzale dove venivano aperte e il materiale immagazzinato in maniera preordinata per alimentare le fasi successive di lavorazione. Sulla linea di assemblaggio robotizzata venivano eseguite le operazioni di saldatura dei vari componenti per farne una scocca che, appositamente oliata e caricata su automezzi specifici, lasciava lo stabilimento di Pratola Serra per quello di Pomigliano d’Arco, dove seguiva tutta la rimanente parte del ciclo produttivo.
Poi la verniciatura, l’abbigliamento e infine il montaggio del propulsore, con il motore boxer a 4 cilindri. Ultime operazioni erano le finizioni , con l’esecuzione di tutte le operazioni di verifica e messa a punto. La vettura, marchiata Alfa Romeo, di fatto derivava da un pre-esistente modello giapponese: La Nissan Cherry o Sunny , a seconda dei mercati. Quello italiano fece giustizia di questa vettura, che pur essendo valida dal punto di vista funzionale, esteticamente non piacque perché troppo simile ad un’auto giapponese che tanto nuova non era. L’accordo prevedeva anche che l’Alfa doveva curarnee la commercializzazione in Italia, mentre per le vendite all’estero (che dovevano rappresentare il 50 per cento della produzione) avrebbero provveduto entrambe. La produzione era prevista in 60mila esemplari l’anno con una cadenza di 180-185 vetture giornaliere fino al 1985.
Ma come fu percepito l’accordo dai partner giapponesi?. In una intervista concessa all’Ansa nell’agosto del 1983, il direttore esecutivo per le operazioni all’Estero della Nissan dichiarò: “Non esiste praticamente alcuna differenza tra i livelli qualitativi delle automobili prodotte nei nostri stabilimenti e quelle costruite nella fabbrica dell’Arna a Pratola Serra. Anche l’Alfa Romeo ha introdotto un sistema di controllo doppio della qualità a livello di fabbrica e di rete di vendita, in grado di assicurare al cliente un prodotto garantito al cento per cento. Ho potuto guidare uno dei primi modelli Arna con soddisfazioni sconosciute agli utenti giapponesi, abituati ad automobili ben rifinite e a bassi consumi, ma poco veloci”.
Il lancio pubblicitario con lo slogan: “Arna, e sei subito Alfista” non fu una scelta felice, inoltre, il timore di cannibalizzare le vendite della 33, presente nello stesso segmento fece sì che l’Alfa Romeo non sostenesse in modo particolare l’Arna che dal punto di vista commerciale si rivelò un insuccesso. Le vetture che uscivano dalle catene dell’Alfa Romeo erano appunto l’Alfa 33 prodotta a Pomigliano, l’Alfa 90 realizzata ad Arese e l’Arna. Ma grazie all’Alfa 33, una vettura agile e sportiva, per la prima volta dopo tanti ani, l’Alfa recuperò nel 1984 le quote di mercato in Italia , passando dal 6,8% al 7,7% e superando Renault, Volkswagen e Citroen.
Sulla scia della negativa esperienza dell’Arna, soprattutto in termini di vendite internazionali, l’Alfa Romeo richiese ufficialmente lo stato di crisi aziendale, con la conseguente sospensione di un consistente numero di impiegati e operai a seguito del blocco dei turnover, di pensionamenti anticipati, di part time in funzioni non strategiche, e di Cassa Integrazione.
E così la pubblicità: “kilometrissima Arna”, fu cambiata dai media in “Cassintegratissima, Arna.”, uno slogan che in azienda fu considerato come un insulto alla sua immagine di Marca.
Fra la posa della prima pietra nel mese di ottobre del 1980 e la nascita della prima vettura italo-giapponese fregiata dallo scudetto Alfa avvenuta nel mese di settembre del 1983, passarono tre anni. L’Arna, nella versione 1.2 SL 5 porte, fece la sua apparizione alla 50^ edizione del Salone dell’Auto di Francoforte del 1983 in anteprima assoluta insieme all’Alfa 33 4×4, a una importante novità: la Giulietta Turboautodelta, e quattro prime di Salone: l’Alfa 33 e le nuove serie delle Alfetta, Giulietta e Alfa 6. L’Alfa presentò l’Arna come il risultato della seconda fase del piano di rinnovamento della sua presenza nel settore delle berline medie sulla base di uno sdoppiamento del prodotto in due sottofasce: quella delle vetture di prestigio, coperta appunto con la 33, e quella delle vetture d’impostazione relativamente economica, atte a svolgere il ruolo di primo accesso alla marca, al quale era chiamata l’inedita Arna in sostituzione della gloriosa Alfasud.
La presentazione ufficiale dell’Arna italiana 1983 alla stampa specializzata con prova su strada, ebbe luogo a Taormina dal 30 settembre al 6 ottobre. Per tutto il periodo ogni sera fu proiettato ai giornalisti convenuti un filmato nel quale il regista Dore Modesti, raccontava la storia della joint-venture, dalla costruzione dello stabilimento alle fasi costruttive della nuova vettura, un collage di 30 minuti fatto di momenti industriali ed umani che avvicinavano due culture apparentemente distanti come sono quella italiana e quella giapponese. Fu girato nell’arco di due anni in Giappone, Svezia, Norvegia, Marocco oltre che ovviamente in Italia a Pratola Serra, Pomigliano d’Arco, Arese, Balocco, Milano, Napoli, Roma e anche Gubbio e Cetara sulla costiera amalfitana. Il filmato dal titolo “Un incontro”, realizzato dalle Strategie Sociali dell’Alfa Romeo, vinse due premi al Festival Internazionale del Film&Video Industriale che si svolse a Londra con la partecipazione di 138 film di 20 Paesi.
Ma ci furono anche altre due presentazioni: il 27 ottobre a Napoli a Villa Scipioni, dove alla presenza di autorità regionali campane , di esponenti politici del mondo imprenditoriale, culturale e dell’informazione, vetture Arna erano in bella mostra insieme alle modelle che vestivano abiti di seta realizzati dalla stilista Rosetta Gentile. La manifestazione fu chiamata Arna e Seta. Analoga presentazione si svolse il giorno successivo a Roma presso l’Hotel Aldrovandi, con la proiezione del film di Dore Modesti.
Per finire, una nota curiosa. Il Natale 1983 dell’Alfa Romeo fu tutto all’insegna dell’Arna, attraverso una serie di operazioni promozionali che iniziarono a metà novembre e si conclusero il 22 dicembre. Tutti coloro che si recarono nei punti di vendita Standa ricevettero per ogni 20.000 lire di spesa una cartolina con la quale parteciparono all’estrazione settimanale di 10 Arna. Il premio finale fu un’Arna con a bordo 150 milioni. La cassa di risonanza del concorso fu la trasmissione di Mike Bongiorno Superflash e la mascotte fu il simpatico Arnaldo, un ghepardo vestito da collaudatore.

L’anno sta per concludersi , ma le sorprese non sono finite…

A.R.O.C. Alfissima insieme ad Alfa Blue Team Sabato festeggerà Sabato 30 novembre il 30° compleanno dell’Alfa Romeo più discussa di sempre .

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Il club più “talebano” in Italia festeggerà come si merita la piccola vettura italo-nipponica nella culla del collezionismo dell’Alfa Romeo, dove saranno esposte numerose , si fa per dire, ARNA.

Verrà offerta la possibilità di pranzare all’interno dell’ Alfa Blue Team o in un ristorante in zona, tutto dipenderà dal numero dei partecipanti.

 

 

 

Ricordiamo che il raduno è riservato ai soli soci A.R.O.C. Alfissima – Alfa Club Milano – Alfa Blu Team oltre a eventuali inviti.

Il 2013 è un anno da ricordare anche per i 90 anni del Quadrifoglio, il simbolo che ha distinto dal 1923 tutte le vetture sportive dell’Alfa Romeo. Tutto ha infatti inizio dalla Targa Florio del 1923, anno della prima vittoria dell’Alfa Romeo. Il pilota Ugo Sivocci portò alla vittoria la versione sportiva della vettura R.L, che fu denominata, quindi, Targa Florio, ma la sorte avversa lo privò della vita appena quattro mesi piu’ tardi. Ma al di la’ dei risultati sportivi, che pure contano in una carriera automobilistica decisamente breve rispetto alla maggioranza dei suoi colleghi dell’epoca, il suo ruolo fu comunque leggendario perchè fondò, insieme a Giuseppe Campari, Enzo Ferrari ed Antonio Ascari ( padre del piu’ celebre Alberto ) il primo nucleo sportivo ufficiale dell’Alfa Romeo: la mitica Squadra Corse Alfa Romeo. Il suo destino fu anche quello dei suoi compagni, tutti deceduti in pista, con la sola eccezione di Ferrari che, probabilmente non a caso, fu l’unico dei quattro a staccarsi materialmente dal volante per dedicarsi alla gestione sportiva della casa milanese. La squadra corse Alfa di quell’anno era formidabile, formata da nuove macchine da competizione che si comportarono complessivamente in modo magnifico.
Sivocci poi, volle ad ogni costo scongiurare i maligni che non mancavano, sia tra gli insidiosi tornanti del percorso, sia tra i piloti ed i tecnici delle case rivali, così prima della partenza si era fatto dipingere sul cofano della sua vettura un quadrifoglio verde. Il quadrifoglio voluto da Sivocci non era esattamente identico a quello che poi l’Alfa Romeo avrebbe impiegato con assiduità sulle auto da competizione: Sivocci aveva fatto stampare il quadrifoglio su di uno sfondo bianco avente forma di quadrilatero, sulla parte più avanzata del radiatore, mentre successivamente alla sua morte la base prese la meno ingombrante forma triangolare, e la posizione del simbolo portafortuna venne spostata sulle fiancate. Contrariamente a Sivocci, Antonio Ascari non aveva voluto il quadrifoglio verde sulla sua vettura, e chissa’ se a posteriori, giudicando quel rocambolesco esito finale della gara, non se ne sia alla fine pentito.
Tutti i libri riportato che Sivocci nacque a Milano il 29 agosto del 1885, ma non è corretto. Sivocci nacque ad Aversa, anche se casualmente. Suo padre Giuseppe era direttore d’orchestra e viaggiava molto con famiglia al seguito. Durante una sua permanenza in Campania nacque Ugo, che per il resto della sua vita visse effettivamente solo a Milano esattamente in piazzale Rotole 22, ora chiamato piazza Durante. Un altro merito di Ugo Sivocci per cui gli sportivi italiani e non devono essergli riconoscenti è quello di aver portato all’Alfa Romeo Enzo Ferrari che nel 1920 si trovava ancora incerto tra il desiderio di diventare pilota e la sua vocazione di organizzatore di Scuderie e di costruttore di macchine da corsa.
Allora Enzo Ferrari lavorava a Torino e quando veniva a Milano andava a trovare Ugo Sivocci nel Bar Vittorio Emanuele che era il ritrovo degli sportivi milanesi di passaggio a Milano. Ferrari non era soddisfatto del suo lavoro, né dal punto di vista qualitativo, né da quello economico, e Sivocci lo fece assumere come collaudatore alla C.M.N.(Costruzioni Meccaniche Nazionali di Milano) dando il via alla carriera del Drake nel mondo dei motori che contano, gesto per il quale Ferrari fu sempre grato all’amico mila

nese. In seguito lo convinse a seguirlo all’Alfa Romeo, che in un forte periodo di crisi economica pesantemente influenzata dal primo conflitto mondiale da poco conclusosi, stava cercando faticosamente di riconvertire la produzione in materiale ed attrezzature pesanti e leggere.
Ugo Sivocci purtroppo scomparve presto, nello stesso anno della sua splendida vittoria alla Targa Florio. Si trovav
i talismano. Non si trattava di una gara. Erano le prove per il gran premio d’Italia del 1923 all’autodromo di Monza. Per la gara avrebba al volante di un’altra Alfa Romeo, la P1 progettata nell’autunno del 1922 da Giuseppe Merosi e dal suo aiutante Santoni, ma priva d
e dipinto il quadrifoglio sul radiatore della P1, ma non fece in tempo. Il giorno prima, infatti, la sua vettura in piena velocità uscì di strada in una curva, urtò contro un albero e morì sul colpo.
Ferrari fu uno dei primi ad arrivare sul posto e riuscì a recuperare il meccanico del suo amico, fortunosamente sopravvissuto all’incidente. In segno di lutto la casa milanese disertò la gara. Quella curva oggi si chiama curva Ascari ma avrebbe dovuto portare il suo nome, perché Ugo Sivocci è stata la prima grande vittima del circuito di Monza.
Di Ugo Sivocci si ricorda la sua personalita’ che lo rendeva benvoluto da tutti, facendo di lui, con quella faccia simpatica, con quall’ariascanzonata e con quei grandi baffi neri, semplicemente, una gran brava persona.

 

Articolo scritto da: Elvira Ruocco 

Racconto del nostro presidente Mauro Simonini ..

Eppure i miei genitori hanno sempre sostenuto di non avermi concepito nella Giulia sprint gt veloce verde muschio, ma io non ne sono ancora convinto, sta di fatto che la verde muschio non sono mai riuscito a vederla, fu infatti coinvolta in un incidente mentre mio padre si recava a trovare me e mia madre in ospedale. Dopo qualche giorno fu una junior 1300 bianca a portarmi a casa, e fu la prima volta che respirai l’odore di nuovo di un Alfa acquistata solo 2 giorni prima, ma sono altrettanto convinto che quel suono sordo e pastoso, accompagnato dal brontolio di qualche nota più alta l’avevo gia sentito mentre mia madre era in gravidanza. Anche della junior 1300, non ho una visione chiara, solo all’età di 3 anni ricordo quella che per me fu veramente la mia prima Alfa nonostante ne passarono altre 2 da quando il mio cuore iniziò a battere. si trattava della 1750 gt veloce del 1971 grigio scuro metalizzato, la mia maestra!!!, e con quell’auto che ho imparato l’automobile, era solo la nostra ad avere una linea così sportiva, era solo la nostra ad avere quel suono che mi incantava, ed era solo la nostra che faceva fumare le gomme in 3 tempi, (capii solo dopo anni che erano, prima, seconda e terza) tutte le volte che papà partiva per andare al lavoro. Tutte le altre , tutte quelle dei nostri vicini di casa erano diverse, brutte, con un rumore atipico per il mio udito, e soprattutto non facevano fumare le gomme, nemmeno al primo tempo. Intanto crescevo e con me la 1750 gt veloce, e con il tempo iniziai a gustarmi i viaggi seduto sempre davanti, sulle ginocchia di mamma (oggi roba da criminali) 1…..2…..3 …….4…..5 era il massimo che contavo prima della scalata e del sorpasso lungo la via del passo dei carpinelli, un auto davanti non doveva, non poteva starci, tutte dietro, perchè un alfa non deve mai star dietro, era una teoria che mio padre sempre mi ripeteva, ma io non ero ancora nella condizione di capirla, anche se istintivamente davo ragione a papà e non alle lamentele di mamma.
Terza elementare, più precisamente III A è il più vecchio disegno di scuola che mi è rimasto, una specie di auto con vaga somiglianza a una Giulietta ss, ma dotata di super periscopio tipo 33 tt erano più o meno i miei disegni, che raffiguravano in qualche modo sempre qualcosa che aveva a che fare con il biscione. tutti disegni fatti dal lunedi al sabato, perchè, io al martedì a scuola penso di non esserci mai andato, era il giorno di riposo dei miei genitori, e quindi alla fine pure il mio, ma se il martedi non imparavo nulla dalla maestra, era la 1750 ad insegnarmi l’automobile. Papà si accingeva sempre a fare i normali controlli con cadenza settimanale, acqua olio, tutto apposto, solo di rado mi portava in autofficina per qualche lavoro, e sinceramente non vedevo l’ora che la 1750 avesse qualche noia per poter stare qualche ora in quell’officina che, aveva un grandissimo stemma alfa all’entrata e al suo interno tante alfa, tantissime, per me era un po’ come entrare dove le fabbricavano.
Tra la manutenzione settimanale di papà e le visite in officina autorizzata, ebbe inizio il mio primo approccio con la meccanica, queste Alfa avevano tutte il solito motore eccetto una, si chiamava Alfasud, ne aveva una pure mio fratello e una l’aveva lo zio. Il tempo passa e la voglia di sentire veramente mia un Alfa era troppo forte, la volevo guidare e smaniavo per questo doveva essere il mio regalo di compleanno. 7 anni lo ricordo benissimo, il mio regalo era guidare il gt !!!!!!!! e così fu in quella sera del 3 maggio su una strada di collina sulle ginocchia di mio padre guidai per la prima volta un auto ed era un alfa.

Un tempo i “porte aperte” dai concessionari non erano ancora in voga, ricordo che a fare un porte aperte la prima volta fu la renault, con il giochino della chiave, se partiva, la renault era tua……..ma chi la voleva? io no!!!
Era quindi consuetudine che tutte le concessionarie portassero in visione il loro nuovo modello presso i bar per far visionare ai clienti cotanta bellezza…..ehhhh?????

i clienti dall’interno del bar si “trasportavano” fuori , nella piazza, chi con il bicchiere in mano, chi con le carte da gioco, pena la partita sospesa, ma ne valeva la pena, in piazza c’è da ammirare la bmw 320, l’anti alfetta….. ehhhhhhh?????? e fra le centinaia di discorsi, una voce fuori campo dice: ” che motore splendido” essendo piccolo, grande non lo sono nemmeno ora, cerco di scorgere quel capolavoro, mi aspettavo un motore tipo quello dell’alfa, con quelle candele in mezzo a 2 alberi, i carburatori messi in fila per abbeverare il motore e dalla parte opposta l’inizio di quello strumento musicale a fiato che iniziava con quattro tubi, poi 2, poi uno, per terminare dietro con il famoso incantevole suono , mi aspettavo una cosa del genere, magari lucente come il paraurti. e invece………che delusione, vidi una pentola nera che copriva tutto facendo solo intravvedere un motore mezzo inclinato come se si fosse già rotto un supporto. quello è un motore meraviglioso !?!?!? esclamai arrabbiato, quello è una pentola non un motore!!!!!! molti si misero a ridere, dicendo ecco mauretto l’alfista, cavolo io manco sapevo cosa significasse essere alfista, ma capii che non era un insulto, ma un complimento, forse il più bello che potessi ricevere.

si cresce, ci si documenta, al tempo non era semplice, esisteva solo il costoso quattroruote, e i bellissimi e gratuiti depliant nella vicina concessionaria Alfa Romeo De Micheli, e i pellegrinaggi in bicicletta erano praticamente giornalieri. Non ci volle molto per documentarmi su tutta la gamma disponibile, che all’epoca spaziava dalla Alfasud, alla Alfasud sprint, Giulietta, Alfetta “piccola” e Alfetta “grande” non prendendo come riferimento la cilindrata, ma proprio per le dimensioni dell’auto, che in quel periodo veniva commercializzata con 2 tipi di carrozzeria, poi c’erano l’alfetta gt e gtv, e la spider, la nuova super era da poco andata in pensione, e per la grande alfa6 dovetti aspettare ancora 2 anni, era infatti il 1977, anno in cui invidiavo i compagni di scuola del vicinissimo comune, che andavano a scuola con un nuovissimo F12, mentre a noi, quelli di Aulla toccava andare con i fiat 238….mamma posso cambiare scuola? loro vanno in Alfa Romeo e io no!!!!

Ho già la bellezza di 8 anni, e tra i conoscenti, i clienti del bar, io sono mauretto l’alfista, i clienti del bar quando acquistano la nuova Alfa, prima di portarla a far vedere alla moglie passano da me per portarmi a fare il giretto di prova, ripagati nel vedere il mio entusiasmo.

1979 l’Alfa torna in F1. a dire il vero già prima tifavo brabham-Alfa, non ho mai tifato ferrari, perchè, in pista c’era comunque un motore Alfa, da ora in poi avrei tifato per ben 2 scuderie, la Brabham Alfa, e l’Alfa Autodelta. Ero l’unico, tutti tifavano ferrari, ferrari, a scuola e al bar tutti mi prendevano in giro perchè l’Alfa non vinceva mai, ma la mia fede non mi fece desistere tanto da capire poco tempo dopo, che ferrari non sarebbe mai stata quello che era se non fosse per l’Alfa Romeo.

Odore di patente……mancano ancora 2 anni, ma la mia voglia di guidare un Alfa Romeo tutti i giorni mi devastava, la 1750 gt in restauro, tutti i giorni la mitica panda 45S, io giravo in vespa e sognavo la appena presentata 33 Q.V. doveva essere rigorosamente di colore rosso Alfa.
Riuscii a convincere mio padre, certo doveva essere per lui….mah un giorno scorgo in un salone una lucente alfetta Q.O. motronic. era in contovendita, e il proprietario un amico di mio padre, ci vollero 2 giorni per poterla avere sul vialetto di casa, e tutte le domeniche pomeriggio, riuscivo a sgraffignarla per un giretto.
1987, finalmente la patente, mi potevo godere come neo patentato l’Alfetta, e la gt veloce quasi pronta, nuova di restauro. la mia vita in quel momento era al massimo, finalmente potevo vivere la mia passione direttamente, mah, c’è sempre un mah, la fiat acquisisce L’Alfa Romeo.

Arriva la 164. non ci volevo credere, le informazioni di una rivista blasonata come quattroruote non poteva sbagliare, ma questa volta ha preso il pesce d’aprile……e invece no!!!!!!!! ricordo come se fosse ieri, piazza cavour ad Aulla, una twin spark verde mirto, non girai molto attorno all’auto come tutti, c’era una miriade di persone ad ammirare la nuova nata di Arese, non si scostavano, erano come calamitati su quella lamiera, la mia visita durò ben poco, gli arrivai da dietro, mi chinai sotto il paraurti, un brivido………e un pensiero, l’Alfa è morta sono nate le alfiat.

è guidando che ti accorgi che un Alfa Romeo è un altra cosa, infatti ho sempre creduto che non ci fosse una reale concorrente di un Alfa Romeo, se non per cilindrata, prezzo e dimensioni. un Alfa Romeo ha solo “rincorrenti” cioè case automobilistiche che cercano di rincorrere quello che è un Alfa Romeo, come se si trattasse di un punto di arrivo, e solo “tecnologie alternative” come il turbo e l’iniezione multipoint e le 16 valvole, hanno dato a queste case la possibilità solo di avvicinare le prestazioni di un Alfa, senza trasmettere la sensazione del piacere e della sicurezza, che solo un Alfa Romeo ti sa dare,un Alfa riesce a trasmettere a chi la guida, la passione e la professionalità di chi le ha concepite.
mi sono dilungato, avrei potuto scrivere in 2 parole, io alfista ci sono nato, ma sarebbe stato troppo banale.

E’ possibile leggere il racconto degli altri soci, o raccontare la tua storia al seguente link -Perchè sono diventato alfista forse ci sono nato.-

Alfissima con la preziosa organizzazione dei soci e dello staf nordico organizza sulle strade della Valsassina un raduno “sgommerativo” a giorni programma dettagliato.

PROGRAMMA:

Domenica 29 Settembre

ore 10.00 ritrovo presso il museo. Il Museo Moto Guzzi è situato a Mandello del Lario, sul ramo lecchese del Lago di Como, nel cuore della storica Fabbrica che ha visto nascere il mito dell’Aquila nel lontano 1921.

ore 10.30 visita guidata di un ora del museo. il Museo Moto Guzzi raccoglie una ricchissima collezione di oltre 150 pezzi espositivi tra moto di serie, moto sportive, prototipi sperimentali e motori, che si alternano in un percorso temporale a testimonianza della gloriosa storia di un intramontabile mito italiano.

ore 11.30 circa partenza per il giro turistico verso la Valsassina
durante il tragitto alcune soste fotografiche e molto probabilmente degustazione presso azienda agricola del posto.

ore 13.00 pranzo presso ristorante tipico con ricco menù

a fine pranzo saluti e fine raduno

QUOTA RADUNO EURO 25,00 A PERSONA