Spider

La favola iniziò nel 1966 al 36° salone dell’automobile di Ginevra, da una grande idea di Pininfarina sulla base del progetto del 1956 conosciuto come “super flow”, venne presentato il nuovo gioiellino Alfa Romeo, destinato ad un pubblico giovane e sportivo, su base meccanica Giulia, assumeva il difficilissimo compito di sostituire la vettura scoperta piu’ amata dagli intaliani, la Giulietta Spider.
In azienda fu subito rinominato “osso di seppia” per via della sua coda filante ed arrotondata, ma la necessità di un nome più immediato e semplice indusse la dirigenza ad indire un concorso per far si che questi fosse trovato dal pubblico, in due mesi (tanto durò il concorso) pervenirono al Portello oltre 140.000 cartoline,vi parteciparono da ogni angolo del pianeta, e si vocifera di alcuni concorrenti capaci di inviare da soli anche 200 cartoline con altrettante proposte diverse. Si sprecarono i nomi di donna , volatili, animali feroci , attrici, personaggi famosi, aggettivi superlativi e naturalmente alcuni cercarono spunto dalle opere Shakespeariane in un ottica di coerenza e continuità con i nomi del passato. Il resto è storia, vinse Guidobaldo Trionfi di Brescia con il nome “duetto”, anche se una sfortunata omonimia con una merendina al cioccolato dell’epoca ne decretò la sua scomparsa in meno di 2 anni, ma solo formalmente perché, per gli appassionati di tutto il mondo, quella che verrà poi chiamata spider è e rimane sempre il mitico duetto dell’Alfa Romeo. La nuova creatura fu così presentata alla grande anche agli americani, se ne imbarcarono 3 esemplari a Genova con sosta a Cannes e destinazione Nuova York, sulla Raffaello, gemella della Michelangelo, altra immagine e simbolo di una splendida Italia maestra di ingegneria e design. Dalla Raffaello il presidente Luraghi presentò a tutto il mondo il duetto e ricordò Pininfarina scomparso da poco, di fatto quello fu il suo battesimo , la benedizione del presidente per un’ auto che attraversò 4 decenni, visse per 28 anni e venne prodotta in 124.105 esemplari di cui circa il 70% venduti all’estero, non vi è angolo della terra dove ancora oggi dopo 40 anni non vi sia un club di appassionati di questa vettura.

L’”osso di seppia”

La prima versione denominata “1600 Spider” nasce con meccanica “Giulia Sprint Gt Veloce” con passo accorciato di 10 mm rispetto a quest’ultima, dispone di 109 cv, ed e’ in grado di superare agevolmente i 185 km/ora. Nel 1967 viene introdotto il servofreno, e nello stesso anno, si aggiunge la “1750 Spider Veloce” (118cv e oltre 190 km/ora) allestita anche in versione U.S.A. dotata di iniezione meccanica Alfa Romeo Spica.

Nel 1968, la 1750 sostituisce definitivamente la “1600″ e nel medesimo periodo viene presentata la versione “Spider 1300 Junior” (89 cv e oltre 170 km/ora) che si differenzierà per gli allestimenti semplificati, tra cui l’assenza delle carenature in plexyglass dei proiettori, queste ultime assenti anche nell’allestimento U.S.A. della “1750″.
Gli interni presentano una spartanita’ sportiva molto calzante con lo spirito della vettura, la plancia è in tinta con la carrozzeria ed e’ equipaggiata superiormente da una palpebra antiriflesso di materiale sintetico, ha strumenti circolari, la 1750 e’ dotata del volante a tre razze con corona in legno Hellebore.
La prima serie della spider e’ conosciuta anche come “osso di seppia”.

Il “coda tronca”

Nel 1969, al salone di Torino viene presentata la versione conosciuta come “coda tronca”, nella calandra lo stemma Alfa viene addolcito ma la differenza sostanziale è nella coda che viene ristilizzata pesantemente, assumento la forma di un taglio netto.
Altra modifica degna di nota, e’ la piu’ accentuata inclinazione del parabrezza.
Internamente e’ nuova la conformazione dei sedili, ora dotati di appoggiatesta, nuova plancia in materiale schiumato morbido.
Nel 1970 viene abbandonata la pedaliera incernierata in basso in favore di quella sospesa, viene adottato il doppio circuito frenante e viene adottata una nuova scatola filtro aria.
La versione 1750 verrà affiancata nel 1971 dal nuovo motore 2000cc da 132 cv che poi nel 1973 lo sostituirà definitivamente.
Qui le modifiche estetiche degli interni sono diverse , il cruscotto è rivestito di materiale plastico schiumato,gli strumenti secondari sono ora al centro della plancia, quelli principali sono inseriti in due palpebre sopra al volante, e nel tunnel centrale compare una consolle che alloggia il cambio, comandi ventilazione ed il portacenere.
Nel 1972 fa la sua ricomparsa il 1600 da 109 cv poi depotenziato a 102 nel 1974 a seguito della famigerata crisi petrolifera (fu depotenziato anche il 2000 a 128cv), l’anno successivo vide il pensionamento della Giulia e con l’affermarsi delle varie alfetta e alfetta gt con schema transaxle, il duetto rimase in seguito l’unica Alfa con meccanica Giulia , cambiarono così anche le sigle dei telai:
115.38 per la 2.0 veloce (prima era 105.24), 115.07 la 1.6 Junior, (prima non c’era) resta la 1300 Junior con codifica 105.91 che cesserà la sua produzione nel 1978.

Il 1980-1981 furono anni di grandi cambiamenti per questo longevo modello (1969/1983),
nell’ 80 nasce infatti la unificata, l’esterno presenta calotte in Plexiglass anche sul 1600 (spariranno nel 1981 con l’introduzione del faro con cornice cromata che poi giungerà fino alla IV serie), sono dell’81 l’arrivo della presa d’aria in plastica col convogliatore,delle maniglie ad incasso,dei deflettori apribili e degli specchietti di forma trapezoidale cromata (prima era solo uno lato guida, rotondo e cromato), ma è all’interno che le novità sono più significative, nuovo disegno dei sedili, nuovo rivestimento della panchetta posteriore, nuovo disegno della console centrale con orologio digitale, nuovo devioluci con la levetta per l’azionamento dei tergi con due velocità e intermittenza, e introduzione del lavavetri elettrico.

La “FL Aerodinamica”

Nacque nel 1983 e presenta vistose appendici in plastica in “ottemperanza” ai dettami di uso e forse abuso della plastica di quegli anni, anche il resto della produzione si era infatti adeguata negli anni precedenti.
Il modello denominato aerodinamica FL (face lifting) presenta moltissime analogie con la versione per il mercato americano, a partire dai nuovi paraurti in plastica, e questo ovviamente risponde alle logiche di semplificazione produttiva ed in larga scala.
Le novità più vistose sono appunto estetiche, nuovo stemma in plastica inserito in un paraurti abbondante , nuovi fari con cornice cromata, nuovi gruppi ottici al posteriore con il retronebbia, ed evidente spoiler nero in materiale morbido e gommoso.
Il volante Hellebore ha ora le razze di colore nero.Il 2000 ha un motore con testa in alluminio, 4 cilindri, alesaggio 84 mm, corsa 88,5 mm, cilindrata 1962 cc, 8 valvole, ovviamente bialbero a camme con trasmissione e doppia catena, 128 Cv a 5500 giri, iniezione elettronica Bosch, 2 carburatori doppiocorpo Weber 5 marce, trasmissione posteriore, freni a disco sulle quattro ruote con servofreno, ruote da 14 pollici montano pneumatici Michelin VR4 195/60 HR 14.
Dimensioni lunghezza 427 cm(pochi sano che fu allungata di 150mmm), larghezza 163 cm, altezza 129 cm, peso 1161 Kg.
Le sospensioni sono le stesse della prima versione: anteriori, a ruote indipendenti con bracci oscillanti, molle elicoidale, ammortizzatori idraulici, barra trasversale stabilizzatrice.
Posteriori, ad assale rigido con bracci longitudinali, ancoraggio centrale triangolare, molloni elicoidali e ammortizzatori idraulici, barra antirollio.

La gamma subisce un nuovo restyling nel 1986, nasce così la aerodinamica II
Il motore 2000 diviene ad iniezione BOSCH L-Jetronic anche per le versioni d’oltreoceano che vengono rinominate GRADUATE (1.6) e VELOCE (2.0).
Esteticamente cambiano definitivamente gli specchietti esterni ora in plastica, i celbri candelabri, e lo stemma pininfarina sulla fiancata viene sostituito dalla scritta.
Internamente le variazioni sono più evidenti, gli strumenti sono ora raggruppati sopra al volante e incorniciati da una più moderna ed unica palpebra, in luogo di quelli centrali compaiono tre bocchettoni per la ventilazione.

Nello stesso anno l’Alfa lancia anche la versione al top della gamma denominata QUADRIFOGLIO VERDE, esteticamente presenta vistose minigonne ed è disponibile nei soli colori rosso alfa e grigio ,all’interno un allestimento molto piacevole e ricco: la moquette è di colore rosso alfa, i sedili (a richiesta in misto pelle sky) sono grigi con cuciture di colore rosso, gli alzacristalli sono a comando elettrico come pure gli specchietti, le versioni USA sono dotate di Iniezione Bosch LE 3-Jetronic e possono essere equipaggiate con condizionatore d’aria, il Tonneau cover è ora di grandi dimensioni, ha il suo spazio protetto nel pozzetto dietro ai sedili ed è nero con cuciture di colore rosso, l’unica motorizzazione disponibile è la 2.0 con motore 515 da 128 CV diventa per le versioni USA 01590 con 126 CV.

La Quarta Serie

Denominata Elegante la quarta serie vede la luce nel 1990 ed occupa gloriosamente gli ultimi 4 anni della storia del modello.
Le motorizzazioni sono il 1570cc a carburatori doppiocorpo (ultimo erede Giulia) riportato a 109 cv , ed il 1962cc ad iniezione MULTIPOINT (4 iniettori, uno per ogni singolo cilindro) da 122cv prima ed da 117 nel 1993 con l’arrivo dell’obbligo della marmitta catalitica, in quell’anno termina dunque la produzione del millessei.
Esteticamente è interamente rinnovata adeguandosi ai dettami degli anni 90, ecco quindi una coda ridisegnata e molto più moderna con gruppi ottici posteriori rinnovati ed in linea con lo stile della “striscia” tipica della 33 e della 164 , i paraurti sono meglio integrati e meno vistosi con conseguente restyling anche del muso e dello stemma anteriore.
Gli specchi sono di nuovo disegno e a comando elettrico, il servosterzo è di serie.
Gli interni hanno dei nuovi sedili di colore beige più chiaro con misto pelle e scamosciato, resta ovviamente disponiile il nero.
Nel 1991 viene fatta una bella versione per il mercato francese denominata “Beautè” con carrozzeria bicolore azzurra e bianca, interni in pelle bianca e capotta bluette.
Nel 1994 invece al mercato USA è dedicato (ma qualche pezzo è rimasto anche in Italia) il modello “canto del cigno” o meglio definita Commemorative Edition di 191 esemplari, con airbag, a/c , radio con CD, interni in pelle speciali e inserti in radica.

Un ultimo cenno relativo alle quotazioni alla reperibilità dei modelli e dei ricambi.

Le quotazioni di tutti e quattro i modelli sono in costante anche se lieve rialzo,e variano tra i 5000 euro di un terza serie sino ai 12.000 di un “coda tronca” ben conservato,naturalmente sono più ricercate e meno frequenti le prime due serie, che generalmente necessitano di maggiori cure, vista soprattutto la delicatezza molto nota dei suoi lamierati esposti alla ruggine, e dei suoi sedili in pelle.
La stretta parentela con la Giulia ne rende di facile reperibilità i ricambi, il cui interscambio non inficia l’originalità del modello, inoltre sono diversi i siti soprattutto tedeschi che ne commercializzano buona parte.
Lo stesso discorso non si può ad esempio fare con la famiglia della Alfetta.
In Italia vi è una discreta reperibilità di tutti i modelli e la buona ed affidabile meccanica la rendono una auto adatta anche per il quotidiano, limitazioni del traffico permettendo.
Attenzione in caso di acquisto ai punti ruggine classici, il cui ripristino è abbastanza oneroso, attacchi ammortizzatori , vano motore (sui lati), sottoporta e longheroni,e vano ruota di scorta; per quanto riguarda la meccanica non sono necessarie attenzioni particolari se non le classiche inerenti la rumorosità del differenziale e della trasmissione.
Il bialbero come noto a tutti gli alfisti è straordinariamente robusto e longevo, e goderne il suono a cielo scoperto è prerogativa dei soli fortunati possessori di una di queste spider per antonomasia ….quelle Alfa Romeo.

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