Un sogno da realizzare, Giulietta Turbodelta.

Come la quasi totalità degli alfisti della mia generazione (quarantenni), sono tale perché in un’Alfa ci sono nato e cresciuto. Non avevo neanche un anno quando mio padre acquistò la Giulia 1300 Ti. Tutti i miei ricordi di bambino sono legati a lei, al suo inconfondibile profumo dell’abitacolo e al rombo del suo motore. Poi si cresce e in famiglia passano altre Alfa al punto che appena ho potuto, a vent’anni, quando tutti gli amici avevano altro tipo di auto, ho comprato un’Alfetta Q.O. dell’82. E poi una fine serie dell’84 bianca, un’Alfetta GTV rossa del 78 e, infine, un’Alfetta GT del 79 blu pervinca che curo e coccolo tutt’oggi.
Ma, si sa, ognuno di noi ha dentro di se una fissazione particolare, un sogno recondito da realizzare. Ero appena ragazzino quando leggevo di un modello “elaborato” dall’Autodelta per far correre la nuova Giulietta nel Campionato Turismo in sostituzione del GTV6…… già la Giulietta mi faceva impazzire per quel cuneo così perfetto, figuriamoci un allestimento super sportivo come quello che si stava realizzando.
Era il 1982, in ottobre veniva presentata ufficialmente al Salone di Parigi la Giulietta TurboDelta.

 

Era ancora una pre-serie ma i numeri facevano già paura:
il motore era il famoso bialbero Alfa Romeo totalmente in alluminio di 1962 cc sovralimentato da una turbina “AVIO Alfa Romeo TC2000”. Rapporto di compressione 7,5:1, 175 CV a 6000 rpm, 22,6 kgm a 3500 rpm di coppia massima.

I pneumatici erano 195/60 VR15 su cerchi 6Jx15. Il cambio era praticamente quello della GTV 2.0 ultima serie (coppia conica 10/43) e frizione monodisco a secco. La meccanica era interamente derivata dalla Giulietta di serie: motore anteriore longitudinale, trazione posteriore, schema transaxle, ponte DeDion guidato da parallelogramma di Watt al posteriore e sospensioni a ruote indipendenti all’anteriore caratterizzate da quadrilateri sovrapposti e barre di torsione invece delle classiche molle.

Peso 1035 kg a secco, velocità 206 km/h e chilometro da fermo in 28,2 sec.
Esteticamente : la base di partenza era la Giulietta m.y. ’81 da cui si distingueva per i cerchi direttamente mutuati dalla GTV6 (ma in tinta con la carrozzeria), la striscia rossa che le correva intorno e per lo scarico maggiorato oltre che per il logo dell’Autodelta posizionato sulla sinistra del cofano posteriore.

 

Su un Autosprint di inizio 1983 si scriveva che in prova il contagiri saliva ben oltre i 6000 con velocità di punta di oltre 215 (l’esemplare provato era una delle due pre-serie realizzate).
Finalmente arriva l’estate 1983. Erano previste 500 unità (metà delle quali per il mercato estero) ma dall’Autodelta, dove se ne approntavano due al giorno, ne uscirono 341 prodotte tra il 1983 e il 1984. Questi i numeri di telaio:
Dal 116A10*00054001 al 116A10*00054210 nel 1983;
dal 116A10*00054211 al 116A10*00054342 nel 1984.
Infatti in quel periodo il gradimento per la Giulietta stava scemando e in Alfa si preferì concentrare le risorse sulla nascente 75.

 

All’epoca io vivevo a Isernia e presso la locale concessionaria Alfa Romeo fu consegnato un esemplare di Turbodelta che il titolare si fece immatricolare a suo nome.
CHE SPETTACOLO!!! Il modello definitivo presentava numerose differenze rispetto a quello pre-serie. Questa, infatti, era approntata sulla base della Giulietta che aveva appena subito l’ultimo restyling.
Esteticamente si notavano subito i bellissimi cerchi Speedline che montavano specifiche gomme MICHELIN TRX 200/60 HR365, lo scudo era nero opaco, il terminale di scarico era di diametro maggiorato e di forma conica e lungo il fianco e sui paraurti correva un accattivante filetto rosso. Unico colore disponibile il nero metallizzato.

 

All’interno spiccavano i sedili avvolgenti in tessuto e texalfa rosso con appoggiatesta a retina (di provenienza GTV – GTV6 ultima serie), volante Momo e il manometro della turbina incastonato al posto della bocchetta centrale di areazione. Il fondoscala del tachimetro a 220.

 

 

 

 

Anche i dati tecnici erano sensibilmente diversi dalle preserie:
Veicolo tipo 116A1B
Motore AR01699
Potenza 170 CV DIN a 5000 rpm
Coppia max 28,8 kgm a 3500 rpm
Rapporto di compressione 7,1:1
Peso in ordine di marcia 1140 kg (1060 kg a secco)
Carburatori Dell’Orto DHLA40G soffiati
Westgate tarata a 0,9 bar
Ammortizzatori Koni
La turbina Avio non era affidabile e la vettura veniva fornita con una KKK nel portabagagli che veniva installata direttamente in concessionaria.
Il cambio definitivo aveva coppia conica 10/41 (demoltiplicazione 0,78 per la 5^) e frizione bidisco.

I freni erano a quattro dischi ventilati (i posteriori in-board); quelli anteriori presentavano doppie pinze.

 

 

 

 

 

 

Avevo 14 anni quando la vidi. Da quel giorno è diventata una specie di fissazione. Fin quando a fine 2007 incontro Nicola con cui stringo amicizia. Nicola Erriquez possiede la Giulietta Turbodelta n° 336….. non riesco a crederci, soprattutto quando mi invita al suo box per vederla. Il giorno dopo corro da lui: è bellissima ma, purtroppo, la meccanica era in restauro.Qualche mese dopo mi chiama. Il motore è stato completamente rifatto e mi invita a fare un giro per fargli un po’ di rodaggio. Così vado da lui e rimango di sale quando mi porge le chiavi: “guida tu”, mi dice. Venticinque anni e il sogno si realizza. In quell’occasione ho guidato facendo attenzione a non superare i 3000 rpm, ma nel febbraio del 2009, in occasione di un incontro, mi dice che il rodaggio è finito e che se volevo potevo provarla a fondo.

 

Metto in moto, lascio scaldare il motore al minimo, inserisco la prima, la frizione bidisco mi fa un po’ strappare la partenza…. Arrivo sul GRA, lo imbocco in seconda marcia, Nicola mi dice di schiacciare tutto: la Giulietta si è letteralmente mangiata quattro marce mentre io, tra fischio della turbina misto al classico suono del bialbero, lottavo per rimanere concentrato!!!
La spinta della Giulietta Turbodelta è incredibile, sempre pronta… non esistono parole per descriverlo; bisogna provare! L’assetto è rigido e i freni, se ti ricordi che è un’auto di 25 anni fa, non tradiscono. Una vera FURIA!
Non ho parole per ringraziare il mio amico Nicola. Sicuramente queste poche righe sono dedicate anche a lui e alla sua Giulietta Turbodelta. Chissà che un giorno non sarà mia!

Fabrizio Torraco – Socio di AROC Alfissima

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