Una giornata Alfissima… Molto Alfaziosa

 

Anche questa volta abbiamo regolarmente pagato l’abbonamento maltempo, neve compresa, nonostante tutto, Alfissima ha aggiunto un altro tassello nel ricordo della storia dell’Alfa Romeo.

Potevano essere di più, ma anche ben 6 esemplari di Arna oggi sono un rekord, considerando che la metà di esse erano nella rara versione T.I. e una di queste niente meno che una serie speciale jubilè. A completare due 1.2 L e una 1.2 SL.

Per questo modello Alfissima ha scelto il luogo più alfazioso che possa esistere, la sede dell’Alfa Blue Team il cui presidente Gianfilippo Salvetti ha fatto gli onori di casa dando la possibilità ai partecipanti di visitare quelle che noi definiamo le curiosità alfiste, tratti di storia che spesso vengono dimenticati perchè, pur svolgendo un onorevole servizio al paese non hanno affascinato molti di quelli che definendosi alfisti evitano la storia di un azienda nel pieno della sua vitalità e ingegno industriale. Parlo di motori aeronautici, industriali, veicoli commerciali e sconosciute versioni speciali.


Questo per dire che l’alfazioso si lega bene con l’alfissimo, sempre vorace di conoscenza aziendale, che appunto, non si limita alla semplice produzione automobilistica, ma a tutto quello che riguarda l’Alfa Romeo ………. uomini compresi.
A far seguito alle parole del mitico Gippo, l’intervento di Elvira Ruocco, pietra miliare di ogni alfista, avendo non solo gestito, ma creato l’archivio storico Alfa Romeo, oggi è una risorsa di conoscenza storica senza eguali, e non poteva esimersi dal racconto di come nasce l’A.R.N.A. la nuova società fra Alfa Romeo e Nissan Autoveicoli darà vita alla prima joint venture dando il nome Arna al modello frutto della collaborazione fra le due aziende.

Sempre rimanendo in tema la proiezione di un filmato premiato come migliore realizzazione del cinema industriale ” Un incontro ” dalla regia di Dore Modesti. Due anni di riprese che hanno spaziato dal Jappone all’Italia, dal freddo polare di Svezia, Finlandia e Norvegia al caldo torrido del deserto del Marocco. Immagini che testimoniano paesi distanti e diversi, ma da molte tradizioni simili, la costruzione del nuovo stabilimento agli estenuanti collaudi di messa a punto, fino al confronto comparativo fra il modello originale e quello rivisto dai tecnici alfa. Ecco il momento di commozione, mentre sullo schermo si riconosce un vitale e professionale Guido Morroni, suona il telefono è il figlio di Guido, che ci fa capire che papà non sta troppo bene per essere presente fra noi, egli fu estimatore dell’Arna, le sue valutazioni andavano oltre quelle estetiche.

Giunti al termine del filmato a prendere la parola è l’Ing. Pasquale Oliveri, non segui personalmente l’operazione A.R.N.A. ma la visse dall’interno dell’azienda. Ci rende partecipi di alcune esperienze aziendali vissute, si parla dei rapporti fra fabbriche di automobili straniere, per risolvere alcuni problemi che accumunavano un po’ tutti in special modo quelli della verniciatura. e una curiosità…..il 6 cilindri a v di nissan è un po’ figlio di arese.

Suona la campana, significa che è giunto il momento del pranzo all’interno della libreria del ABT con tanto di cucina Alfa Romeo e la vista delle Alfa Romeo.

Alfissima ringrazia Gippo Salvetti e l’Alfa Blu Team per la disponibilità e soppratutto per aver creduto da subito a questa nostra iniziativa, i Flli Cozzi per aver messo a disposizione uno dei modelli T.i., Andrea Vecchi per l’immancabile aiuto che da sempre al nostro club, Elvira Ruocco per la sua sempre gradita e simpatica presenza ricca di contenuti umani e tecnici che hanno fatto parte della vita aziendale, e naturalmente a tutti vquelli che hanno partecipato rendendo possibile il ricordo di 30 Kilometrissimi anni.

Mauro Simonini

Photo gallery della giornata
Galleria Arna

 

“La nascita dell’Arna” di Elvira Ruocco

Nell’ambito del piano di ristrutturazione del raggruppamento Alfa Romeo, il 9 luglio 1980 venne costituita la Società Alfa Romeo S.p.A. nella quale, il 31 dicembre dello stesso anno, confluirono il settore Auto delle Società Alfa Romeo S.p.A. e INCA Alfa-Romeo Alfasud. Secondo il progetto del consiglio di amministrazione presieduto dal presidente Ettore Massacesi, il consolidamento dell’immagine unitaria della produzione automobilistica Alfa Romeo doveva essere perseguito attraverso la concentrazione del settore auto in un’unica società, consentendo così una gestione più dinamica e competitiva. Persisteva, peraltro, l’esigenza di reperire mezzi finanziari per rinnovare la gamma dei prodotti.
Principale obiettivo per realizzare il piano di risanamento era il miglior utilizzo della capacità produttiva specialmente nello stabilimento di Pomigliano d’Arco. Ma per fronteggiare gli investimenti necessari si andò alla ricerca di un partner. Nacque così il progetto che sarebbe sfociato nell’inserimento nella gamma di una nuova vettura chiamata ARNA, grazie alla joint-venture con la giapponese Nissan, siglata nel 1980 e caldeggiata da un asse politico che aveva come elementi di spicco Ciriaco De Mita e Antonio Gullotti.
Furono d’accordo sull’iniziativa i sindacati, i partiti di sinistra, il presidente dell’Iri, Pietro Sette e il responsabile della Finmeccanica, Franco Viezzoli. La Fiat invece la prese molto male perché sosteneva che in questo modo si sarebbe permesso alla Nissan di entrare pesantemente sul mercato italiano e di superare lo sbarramento di sole 2.000 vetture all’anno importate dal Giappone. Gridò al “pericolo giallo”, Umberto Agnelli e Cesari Romiti fecero la spola tra Torino e Roma, arrivarono anche ad ipotizzare un accordo tra Fiat e Alfa nel campo della componentistica e nella produzione di una nuova vettura destinata al mercato estero. Il progetto andò comunque avanti e fu approvato dalla Finmeccanica, dall’Iri e infine dal governo Cossiga con Antonio Bisaglia, ministro dell’Industria, e Gianni de Michelis, ministro delle Partecipazioni Statali, il quale annunciò: “per la prima volta abbiamo battuto la Fiat”.
L’accordo prevedeva l’utilizzazione delle meccaniche e del propulsore dell’Alfasud e la nascita di un nuovo stabilimento a Pratola Serra, in provincia di Avellino. La progettazione dello stabilimento fu totalmente a cura dell’Alfa Romeo che si preoccupò di recepire oltre alle esigenze di una organizzazione produttiva avanzata, le istanze di un inserimento in una particolare realtà socio-economica per non ripetere situazioni conflittuali già sperimentate in altre realtà industriali. Nel 1982 venne ultimato lo stabilimento e la produzione fu avviata nel 1983.
Le esigenze di qualità dei prodotti erano diventate una priorità per l’Alfa che, nel bilancio del 1982, scrisse: “La qualità è tradizione per l’Alfa Romeo che, in particolare, è protesa al soddisfacimento delle esigenze del cliente e all’assicurazione della redditività dell’impresa nel breve e nel lungo periodo. In altre parole, si studia e si opera per investire, anche in prevenzione dei difetti e in controllo dei processi per ridurre le perdite connesse alla non qualità”.
Lo stabilimento era costituito da due fabbricati di produzione: la Lastrosaldatura e la Selleria. Gli uffici, la mensa, gli spogliatoi e tutti i servizi accessori erano collocati in un fabbricato multiplo che ospitava al 1^ e al 2^ piano gli impiegati tecnici ed amministrativi. Tutta l’area dello stabilimento era organizzato per rendere scorrevole il flusso dei materiali. Le casse in arrivo dal Giappone venivano stoccate e gestite sul piazzale dove venivano aperte e il materiale immagazzinato in maniera preordinata per alimentare le fasi successive di lavorazione. Sulla linea di assemblaggio robotizzata venivano eseguite le operazioni di saldatura dei vari componenti per farne una scocca che, appositamente oliata e caricata su automezzi specifici, lasciava lo stabilimento di Pratola Serra per quello di Pomigliano d’Arco, dove seguiva tutta la rimanente parte del ciclo produttivo.
Poi la verniciatura, l’abbigliamento e infine il montaggio del propulsore, con il motore boxer a 4 cilindri. Ultime operazioni erano le finizioni , con l’esecuzione di tutte le operazioni di verifica e messa a punto. La vettura, marchiata Alfa Romeo, di fatto derivava da un pre-esistente modello giapponese: La Nissan Cherry o Sunny , a seconda dei mercati. Quello italiano fece giustizia di questa vettura, che pur essendo valida dal punto di vista funzionale, esteticamente non piacque perché troppo simile ad un’auto giapponese che tanto nuova non era. L’accordo prevedeva anche che l’Alfa doveva curarnee la commercializzazione in Italia, mentre per le vendite all’estero (che dovevano rappresentare il 50 per cento della produzione) avrebbero provveduto entrambe. La produzione era prevista in 60mila esemplari l’anno con una cadenza di 180-185 vetture giornaliere fino al 1985.
Ma come fu percepito l’accordo dai partner giapponesi?. In una intervista concessa all’Ansa nell’agosto del 1983, il direttore esecutivo per le operazioni all’Estero della Nissan dichiarò: “Non esiste praticamente alcuna differenza tra i livelli qualitativi delle automobili prodotte nei nostri stabilimenti e quelle costruite nella fabbrica dell’Arna a Pratola Serra. Anche l’Alfa Romeo ha introdotto un sistema di controllo doppio della qualità a livello di fabbrica e di rete di vendita, in grado di assicurare al cliente un prodotto garantito al cento per cento. Ho potuto guidare uno dei primi modelli Arna con soddisfazioni sconosciute agli utenti giapponesi, abituati ad automobili ben rifinite e a bassi consumi, ma poco veloci”.
Il lancio pubblicitario con lo slogan: “Arna, e sei subito Alfista” non fu una scelta felice, inoltre, il timore di cannibalizzare le vendite della 33, presente nello stesso segmento fece sì che l’Alfa Romeo non sostenesse in modo particolare l’Arna che dal punto di vista commerciale si rivelò un insuccesso. Le vetture che uscivano dalle catene dell’Alfa Romeo erano appunto l’Alfa 33 prodotta a Pomigliano, l’Alfa 90 realizzata ad Arese e l’Arna. Ma grazie all’Alfa 33, una vettura agile e sportiva, per la prima volta dopo tanti ani, l’Alfa recuperò nel 1984 le quote di mercato in Italia , passando dal 6,8% al 7,7% e superando Renault, Volkswagen e Citroen.
Sulla scia della negativa esperienza dell’Arna, soprattutto in termini di vendite internazionali, l’Alfa Romeo richiese ufficialmente lo stato di crisi aziendale, con la conseguente sospensione di un consistente numero di impiegati e operai a seguito del blocco dei turnover, di pensionamenti anticipati, di part time in funzioni non strategiche, e di Cassa Integrazione.
E così la pubblicità: “kilometrissima Arna”, fu cambiata dai media in “Cassintegratissima, Arna.”, uno slogan che in azienda fu considerato come un insulto alla sua immagine di Marca.
Fra la posa della prima pietra nel mese di ottobre del 1980 e la nascita della prima vettura italo-giapponese fregiata dallo scudetto Alfa avvenuta nel mese di settembre del 1983, passarono tre anni. L’Arna, nella versione 1.2 SL 5 porte, fece la sua apparizione alla 50^ edizione del Salone dell’Auto di Francoforte del 1983 in anteprima assoluta insieme all’Alfa 33 4×4, a una importante novità: la Giulietta Turboautodelta, e quattro prime di Salone: l’Alfa 33 e le nuove serie delle Alfetta, Giulietta e Alfa 6. L’Alfa presentò l’Arna come il risultato della seconda fase del piano di rinnovamento della sua presenza nel settore delle berline medie sulla base di uno sdoppiamento del prodotto in due sottofasce: quella delle vetture di prestigio, coperta appunto con la 33, e quella delle vetture d’impostazione relativamente economica, atte a svolgere il ruolo di primo accesso alla marca, al quale era chiamata l’inedita Arna in sostituzione della gloriosa Alfasud.
La presentazione ufficiale dell’Arna italiana 1983 alla stampa specializzata con prova su strada, ebbe luogo a Taormina dal 30 settembre al 6 ottobre. Per tutto il periodo ogni sera fu proiettato ai giornalisti convenuti un filmato nel quale il regista Dore Modesti, raccontava la storia della joint-venture, dalla costruzione dello stabilimento alle fasi costruttive della nuova vettura, un collage di 30 minuti fatto di momenti industriali ed umani che avvicinavano due culture apparentemente distanti come sono quella italiana e quella giapponese. Fu girato nell’arco di due anni in Giappone, Svezia, Norvegia, Marocco oltre che ovviamente in Italia a Pratola Serra, Pomigliano d’Arco, Arese, Balocco, Milano, Napoli, Roma e anche Gubbio e Cetara sulla costiera amalfitana. Il filmato dal titolo “Un incontro”, realizzato dalle Strategie Sociali dell’Alfa Romeo, vinse due premi al Festival Internazionale del Film&Video Industriale che si svolse a Londra con la partecipazione di 138 film di 20 Paesi.
Ma ci furono anche altre due presentazioni: il 27 ottobre a Napoli a Villa Scipioni, dove alla presenza di autorità regionali campane , di esponenti politici del mondo imprenditoriale, culturale e dell’informazione, vetture Arna erano in bella mostra insieme alle modelle che vestivano abiti di seta realizzati dalla stilista Rosetta Gentile. La manifestazione fu chiamata Arna e Seta. Analoga presentazione si svolse il giorno successivo a Roma presso l’Hotel Aldrovandi, con la proiezione del film di Dore Modesti.
Per finire, una nota curiosa. Il Natale 1983 dell’Alfa Romeo fu tutto all’insegna dell’Arna, attraverso una serie di operazioni promozionali che iniziarono a metà novembre e si conclusero il 22 dicembre. Tutti coloro che si recarono nei punti di vendita Standa ricevettero per ogni 20.000 lire di spesa una cartolina con la quale parteciparono all’estrazione settimanale di 10 Arna. Il premio finale fu un’Arna con a bordo 150 milioni. La cassa di risonanza del concorso fu la trasmissione di Mike Bongiorno Superflash e la mascotte fu il simpatico Arnaldo, un ghepardo vestito da collaudatore.

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