90 anni di Quadrifoglio

Il 2013 è un anno da ricordare anche per i 90 anni del Quadrifoglio, il simbolo che ha distinto dal 1923 tutte le vetture sportive dell’Alfa Romeo. Tutto ha infatti inizio dalla Targa Florio del 1923, anno della prima vittoria dell’Alfa Romeo. Il pilota Ugo Sivocci portò alla vittoria la versione sportiva della vettura R.L, che fu denominata, quindi, Targa Florio, ma la sorte avversa lo privò della vita appena quattro mesi piu’ tardi. Ma al di la’ dei risultati sportivi, che pure contano in una carriera automobilistica decisamente breve rispetto alla maggioranza dei suoi colleghi dell’epoca, il suo ruolo fu comunque leggendario perchè fondò, insieme a Giuseppe Campari, Enzo Ferrari ed Antonio Ascari ( padre del piu’ celebre Alberto ) il primo nucleo sportivo ufficiale dell’Alfa Romeo: la mitica Squadra Corse Alfa Romeo. Il suo destino fu anche quello dei suoi compagni, tutti deceduti in pista, con la sola eccezione di Ferrari che, probabilmente non a caso, fu l’unico dei quattro a staccarsi materialmente dal volante per dedicarsi alla gestione sportiva della casa milanese. La squadra corse Alfa di quell’anno era formidabile, formata da nuove macchine da competizione che si comportarono complessivamente in modo magnifico.
Sivocci poi, volle ad ogni costo scongiurare i maligni che non mancavano, sia tra gli insidiosi tornanti del percorso, sia tra i piloti ed i tecnici delle case rivali, così prima della partenza si era fatto dipingere sul cofano della sua vettura un quadrifoglio verde. Il quadrifoglio voluto da Sivocci non era esattamente identico a quello che poi l’Alfa Romeo avrebbe impiegato con assiduità sulle auto da competizione: Sivocci aveva fatto stampare il quadrifoglio su di uno sfondo bianco avente forma di quadrilatero, sulla parte più avanzata del radiatore, mentre successivamente alla sua morte la base prese la meno ingombrante forma triangolare, e la posizione del simbolo portafortuna venne spostata sulle fiancate. Contrariamente a Sivocci, Antonio Ascari non aveva voluto il quadrifoglio verde sulla sua vettura, e chissa’ se a posteriori, giudicando quel rocambolesco esito finale della gara, non se ne sia alla fine pentito.
Tutti i libri riportato che Sivocci nacque a Milano il 29 agosto del 1885, ma non è corretto. Sivocci nacque ad Aversa, anche se casualmente. Suo padre Giuseppe era direttore d’orchestra e viaggiava molto con famiglia al seguito. Durante una sua permanenza in Campania nacque Ugo, che per il resto della sua vita visse effettivamente solo a Milano esattamente in piazzale Rotole 22, ora chiamato piazza Durante. Un altro merito di Ugo Sivocci per cui gli sportivi italiani e non devono essergli riconoscenti è quello di aver portato all’Alfa Romeo Enzo Ferrari che nel 1920 si trovava ancora incerto tra il desiderio di diventare pilota e la sua vocazione di organizzatore di Scuderie e di costruttore di macchine da corsa.
Allora Enzo Ferrari lavorava a Torino e quando veniva a Milano andava a trovare Ugo Sivocci nel Bar Vittorio Emanuele che era il ritrovo degli sportivi milanesi di passaggio a Milano. Ferrari non era soddisfatto del suo lavoro, né dal punto di vista qualitativo, né da quello economico, e Sivocci lo fece assumere come collaudatore alla C.M.N.(Costruzioni Meccaniche Nazionali di Milano) dando il via alla carriera del Drake nel mondo dei motori che contano, gesto per il quale Ferrari fu sempre grato all’amico mila

nese. In seguito lo convinse a seguirlo all’Alfa Romeo, che in un forte periodo di crisi economica pesantemente influenzata dal primo conflitto mondiale da poco conclusosi, stava cercando faticosamente di riconvertire la produzione in materiale ed attrezzature pesanti e leggere.
Ugo Sivocci purtroppo scomparve presto, nello stesso anno della sua splendida vittoria alla Targa Florio. Si trovav
i talismano. Non si trattava di una gara. Erano le prove per il gran premio d’Italia del 1923 all’autodromo di Monza. Per la gara avrebba al volante di un’altra Alfa Romeo, la P1 progettata nell’autunno del 1922 da Giuseppe Merosi e dal suo aiutante Santoni, ma priva d
e dipinto il quadrifoglio sul radiatore della P1, ma non fece in tempo. Il giorno prima, infatti, la sua vettura in piena velocità uscì di strada in una curva, urtò contro un albero e morì sul colpo.
Ferrari fu uno dei primi ad arrivare sul posto e riuscì a recuperare il meccanico del suo amico, fortunosamente sopravvissuto all’incidente. In segno di lutto la casa milanese disertò la gara. Quella curva oggi si chiama curva Ascari ma avrebbe dovuto portare il suo nome, perché Ugo Sivocci è stata la prima grande vittima del circuito di Monza.
Di Ugo Sivocci si ricorda la sua personalita’ che lo rendeva benvoluto da tutti, facendo di lui, con quella faccia simpatica, con quall’ariascanzonata e con quei grandi baffi neri, semplicemente, una gran brava persona.

 

Articolo scritto da: Elvira Ruocco 

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