Ve la racconto io Alfissima.

maurinoE’ necessario fare qualche passo indietro per parlare di Alfissima e capire perchè nasce come un nuovo club, e per fare questo bisogna tornare indietro di oltre 10 anni.

Al tempo un “appassionato padovano” crea un gruppo chiamato Alfissima, non è propriamente un club, ma solo un gruppo di persone che amano le Alfa dotate di meccanica de Dion.

Rapidamente questo gruppo diviene una vera e propria “sezione” di un (ai tempi) noto club veneto, dove si possono iscrivere piu o meno tutte le Alfa Romeo e dove non conta tanto lo stato di conservazione o di originalità dell’auto, ma l’importante è invece fare un gran numero di soci.

Nella quantità ovviamente le mele marce aumentano esponenzialmente e qualche raduno finisce in rissa, qualche pranzo a bicchieri in faccia… insomma un bel gruppo nutrito e colorito..!
Tutto ciò comunque non rappresenta un problema,  più siamo e più ci divertiamo.. l’importante, per il “presidente” e’ che ci siano abbastanza soci da “spennare”.

Questo club di “alfisti” non iscrive pero’ chi ha la Giulietta “perché se non è una turbodelta è una macchina da zingari”, o peggio ancora Alfasud o 33, definite proprio auto da terroni e assolutamente non delle vere Alfa Romeo..
Insomma un club tutto a trazione posteriore, eccezion fatta per il cosiddetto rappresentante nonché fondatore che ai raduni sfoggia nientemeno che una 164 a gasolio.

Il peggio però deve ancora venire, infatti in un certo raduno a questa “sezione” del club stesso viene vietata la partecipazione perché la maggioranza delle auto iscritte era considerata “truzza”.
Il problema era alla fonte: invece di limitare l’iscrizione stessa al club alle sole auto perfettamente originali si accettava qualsiasi macchina anche pesantemente “personalizzata”  per poi vietare a tutti i componenti del “gruppo” (anche a quelle perfettamente conservate) la partecipazione ai raduni.
A questo punto il tutto è evidente: l’importante è solo fare un gran numero di soci, ovviamente paganti.
Quindi il “padovano” e un gruppo di soci scontenti della politica del club lo lasciano; ormai non si sentono più rappresentati.

Nasce  A.R.O.C. Alfissima , che da quel giorno in poi non si limita a essere una solo “sezione” di un club di marchio, ma si prefigge di essere un vero e proprio club che nella sua lista di auto iscrivibili abbia tutte le creature Alfa Romeo della gestione pre-fiat o quelle nate sotto gestione fiat ma derivate dalla gestione precedente.
E sopratutto queste auto devono essere tutte, ma proprio tutte, nelle condizioni più vicine all’originale possibile…….ARNA compresa!

Presto il club cresce e prende la strada degli eventi che non siano solo semplici raduni, infatti un anno dopo ad esempio festeggia a Arese ed a Balocco i 30 anni della Alfetta gt e, per l’occasione, diventa non meno che uno dei pochi club riconosciuti dalla casa madre e affiliato RIAR, e questo al tempo era davvero un onore per pochi.

Alfissima negli anni continua la sua strada accettando al suo interno sempre e solo alfa, rifiutando tutto quello che fiat ha prodotto successivamente, dando un termine temporale e storico all’alfa che fu, quella vera, quella che non è mai scesa a compromessi, con niente e nessuno.
Da subito definiti il club dei “talebani”, gli Alfissimi si sono fatti conoscere ovunque, nel bene e nel male, secondo le opinioni, ma sicuramente senza mai ripensamenti circa la strada intrapresa, tanto da guadagnarsi la fama del club più coerente che possa esistere.

Gli anni passano e all’interno del club si susseguono vari personaggi con cariche diverse, e quasi sempre in modo turbolento.
Alcuni di questi si dimostrano personaggi non raccomandabili non solo alla vita di un club ma anche a quella di qualsiasi società civile, alcuni non lasciano il segno, alcuni partono come razzi ma altrettanto in fretta si spengono mentre alcuni, dopo un iniziale comportamento volenteroso che ha contribuito a far crescere e conoscere sempre più il club, si montano un po’ la testa.. la fama, non direttamente loro, ma che solo la visibilità di un club come Alfissima può dare, si sa, da al cervello..
Il gruppo è nutrito, e poco per volta si muovono nell’ombra per spostare “IL FULCRO” del club sempre più a sud, verso la capitale.
Poco dopo però, causa trasferimento, viene a mancare la persona che gli regalava senza volerlo popolarità e notorietà e da li in poi succede un susseguirsi di situazioni strane, spiacevoli, chiassose con al seguito po’ di parapiglia: bollette non pagate, rate perdute, manicotti smanicottati, fascette sfascettate, passaggi di proprietà fatti disfatti e rimasti a metá, bistecche offerte, porchette rubate, pratiche asi inventate e chi più ne ha più ne metta. Spiegarlo in poche parole è impossibile, e solo chi l’ha vissuto da dentro sa quanto questo periodo abbia logorato gli animi e incrinato i vari rapporti.
Insomma alla fine “IL FULCRO”, sedicente almeno, gira i tacchi e abbandona la nave dando per scontato che la leva una volta sprovvista di fulcro non avrebbe avuto più la forza di andare avanti.
“DOPO IL MARE & MONTI CHIUDONO” era la loro profezia….

Purtroppo però troppo spesso si danno per scontate cose che alla fine scontate non sono, Alfissima infatti era Alfissima prima del loro arrivo, e lo è rimasta anche dopo la loro dipartita, ancora più rinforzata di prima.. È proprio vero alla fine, ciò che non uccide fortifica!
La prova è che non son bastate nemmeno le coalizioni di tutti i club d’Italia a fermarci, perchè alla fine Alfissima è sempre la prima, magari con qualche socio che si è lasciato trasportare via in meno, ma sempre la prima rimane!

Se vogliamo parlare di iniziative realizzate, il Courchevel è solo uno dei punti assolutamente inarrivabili ad altri club, questo non per mancanza di capacità, ma peggio ancora per mancanza di conoscenza storica del marchio e  di iniziativa.
Senza falsa modestia, Alfissima è ancora l’unico club che sia riuscito ad andare in massa a pomigliano d’arco girando in lungo e in largo lo stabilimento e la pista di collaudo, questo in occasione del 40°Alfasud.
Alfissima ad Alfa Club Milano, sono stati gli unici club riusciti a portare le loro alfa all’interno di quel che è rimasto dell’ ex stabilimento di Arese. Magari in molti si chiederanno: MA COSA CI TROVANO AD ANDARE IN GIRO PER VECCHI RUDERI? Ecco, questa è la differenza fra un Alfissimo e un’alfista per caso: la conoscenza del marchio, della sua storia e dei suoi luoghi.
Negli anni non è mai venuto in mente a nessun presidente di club di festeggiare chi ha lavorato in alfa, perché nessuno è mai arrivato a pensare che l’auto non è nata per caso ma è costruita da un gruppo di persone, e se si tiene a un prodotto, è d’obbligo ricordare coloro che hanno contribuito alla nascita e alla produzione di quel prodotto.

Altro punto dolente, il museo chiude. Rischia di essere smantellato, di non vedere più la luce.. In quei mesi vengono però alla luce personaggi mai conosciuti prima tra gli appassionati, si dice siano persone che lavorano di fino, ma pare a distanza di qualche anno che questo lavoro sia rimasto senza alcun risultato e queste persone sono oggi scomparse…….. e allora?
E allora son sempre i soliti 2 club che si uniscono, che uniscono le proprie forze e portano 400 mq di stemma ALFA in piazza Duomo a Milano a favore del museo e per ringraziare le istituzioni che si sono interessate ad esso. La partecipazione è buona, ma sinceramente ci si aspettava di più, molto di più.. si sta parlando del museo, della storia del marchio e di tutto ciò che rimane oggi dell’Alfa Romeo.. Purtroppo alcuni presidenti di club non hanno ritenuto importante una manifestazione per la salvaguardia del museo, forse non hanno saputo per un giorno mettere da parte i dissapori, forse hanno voluto addirittura dissociarsi dai “talebani” o forse hanno ritenuto più importante seguire i consigli del “capo” per ovvi motivi economici, che purtroppo in alcuni casi sovrastano la cosa più importante cioè il tuo credo ed i tuoi ideali.

Sta di fatto che la nostra posizione, dico nostra perchè a pagarne le spese son stati i 2 club che non hanno voluto scendere a compromessi con nessuno, ci ha fatto sbattere fuori dalla più alta istituzione alfista al mondo: il RIAR.
A questo punto però la domanda nasce spontanea: perché chi dovrebbe rappresentare la storia del marchio non fa nulla per difenderla e invece intralcia e cerca di eliminare gli unici club che la vogliono difendere?
inoltre a cosa serve tenere al proprio fianco club che non vanno oltre il semplice raduno di piazza, e non fanno nulla per ricordare e far conoscere la storia del marchio?

Purtroppo non è ancora tutto, anzi, il bello (e il ridicolo) deve ancora venire.. Ultimamente si legge per la rete che Alfissima fa raduni che non dovrebbe fare, in zone di altri club e vari bla bla bla.
Persone che fanno Alfissima ed Alfa Club Milano, continuo bersaglio di menzogne e di intralci vari, spesso cadendo veramente in basso con azioni tese a  far sfumare le manifestazioni: si prodigano in mail, telefonate, messaggi telefonici: “NON ANDATE QUELLO NON è UN RADUNO UFFICIALE”
o molto peggio: “FACCIO PARTE DELL’ORGANIZZAZIONE DEL 50 GIULIA, COMUNICO A QUESTA AMMINISTRAZIONE COMUNALE CHE LA MANIFESTAZIONE E’ STATA ANNULLATA”
Gli autori di queste bassezze si sono rivelati poi un paio di soggetti affiliati al riar, personaggi di dubbia etica morale e professionale con qualche lecchè al seguito, gente che nonostante l’età ama ancora giocare a fare i poliziotti.
A loro consigliamo di non preoccuparsi troppo delle nostre attività di club ma del futuro del marchio e del museo.

Alfissima è sempre la prima, qualcuno può dire il contrario??

Mauro Simonini

Presidente di AROC Alfissima.

1 comment

  1. Massimo aprile 27, 2013 8:47 am  Rispondi

    Ammiro questo club! E con piacere sono e resterò Alfissimo!

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