Category: TUTTI

36776_1505066113320_5293384_nEra l’estate del 2003, quando entrai in questo fantastico gruppo di persone unite dalla passione per l’Alfa Romeo, sono passati dieci anni, dieci anni in cui ho conosciuto amici che lo resteranno per sempre, dieci anni in cui non mi sono mai risparmiato e ho dato tutto, spesso togliendo qualcosa alla mia vita privata e al mio tempo, oggi ne sono orgoglioso.

In tutte le bellissime avventure c’e’ un inizio e una inevitabile fine, un epilogo che negli ultimi mesi ho inutilmente procrastinato, tutto quanto di bello e di buono potevo dare ad Alfissima l’ho gia’ dato, e oggi la mia scomoda presenza serve solo a mettere il club in una posizione sempre troppo scomoda a difficile da gestire, perche’ negli ultimi anni un gruppo di persone sempre piu’ nutrito ha deciso di iniziare a giudicare la mia vita, la mia moralita’, il mio modo di agire, e a farne le spese e’ costantemente stato il club tutto.

Oggi sono semplicemente stanco, ho tentato di vedere piu’ avanti, per quanto di bello sono riuscito a vedere mi sono reso conto che l’ho gia visto.

Negli ultimi due anni mi sono dedicato ad un nuovo passatempo, ho raccolto materiale e informazioni riguardanti la moralita’ etica e legale dei tanti che da tempo si dilettano a dissertare sulla mia, ed ecco l’illuminazione, ecco un nuovo progetto da affrontare con passione e slancio, qui’ ho ancora da dare parecchio, divertendomi.

Per fare questo e’ assolutamente necessario che io lasci il club per il quale sono ormai una scomoda ed inutile presenza, tanto come ho scritto all’inizio, gli amici sono per sempre.

Auguro al club di continuare su quella strada intrapresa tanti anni fa, quella di non accettare compromessi, perche’ se non ve ne siete accorti, Alfissima e’ rimasta veramente l’unica a seguirla.

Concludo con un forte abbraccio agli amici per sempre, ai soci di Alfissima… dimenticavo il presidente, Mauro Simonini, il migliore.

Armando Mozzi.

maurinoE’ necessario fare qualche passo indietro per parlare di Alfissima e capire perchè nasce come un nuovo club, e per fare questo bisogna tornare indietro di oltre 10 anni.

Al tempo un “appassionato padovano” crea un gruppo chiamato Alfissima, non è propriamente un club, ma solo un gruppo di persone che amano le Alfa dotate di meccanica de Dion.

Rapidamente questo gruppo diviene una vera e propria “sezione” di un (ai tempi) noto club veneto, dove si possono iscrivere piu o meno tutte le Alfa Romeo e dove non conta tanto lo stato di conservazione o di originalità dell’auto, ma l’importante è invece fare un gran numero di soci.

Nella quantità ovviamente le mele marce aumentano esponenzialmente e qualche raduno finisce in rissa, qualche pranzo a bicchieri in faccia… insomma un bel gruppo nutrito e colorito..!
Tutto ciò comunque non rappresenta un problema,  più siamo e più ci divertiamo.. l’importante, per il “presidente” e’ che ci siano abbastanza soci da “spennare”.

Questo club di “alfisti” non iscrive pero’ chi ha la Giulietta “perché se non è una turbodelta è una macchina da zingari”, o peggio ancora Alfasud o 33, definite proprio auto da terroni e assolutamente non delle vere Alfa Romeo..
Insomma un club tutto a trazione posteriore, eccezion fatta per il cosiddetto rappresentante nonché fondatore che ai raduni sfoggia nientemeno che una 164 a gasolio.

Il peggio però deve ancora venire, infatti in un certo raduno a questa “sezione” del club stesso viene vietata la partecipazione perché la maggioranza delle auto iscritte era considerata “truzza”.
Il problema era alla fonte: invece di limitare l’iscrizione stessa al club alle sole auto perfettamente originali si accettava qualsiasi macchina anche pesantemente “personalizzata”  per poi vietare a tutti i componenti del “gruppo” (anche a quelle perfettamente conservate) la partecipazione ai raduni.
A questo punto il tutto è evidente: l’importante è solo fare un gran numero di soci, ovviamente paganti.
Quindi il “padovano” e un gruppo di soci scontenti della politica del club lo lasciano; ormai non si sentono più rappresentati.

Nasce  A.R.O.C. Alfissima , che da quel giorno in poi non si limita a essere una solo “sezione” di un club di marchio, ma si prefigge di essere un vero e proprio club che nella sua lista di auto iscrivibili abbia tutte le creature Alfa Romeo della gestione pre-fiat o quelle nate sotto gestione fiat ma derivate dalla gestione precedente.
E sopratutto queste auto devono essere tutte, ma proprio tutte, nelle condizioni più vicine all’originale possibile…….ARNA compresa!

Presto il club cresce e prende la strada degli eventi che non siano solo semplici raduni, infatti un anno dopo ad esempio festeggia a Arese ed a Balocco i 30 anni della Alfetta gt e, per l’occasione, diventa non meno che uno dei pochi club riconosciuti dalla casa madre e affiliato RIAR, e questo al tempo era davvero un onore per pochi.

Alfissima negli anni continua la sua strada accettando al suo interno sempre e solo alfa, rifiutando tutto quello che fiat ha prodotto successivamente, dando un termine temporale e storico all’alfa che fu, quella vera, quella che non è mai scesa a compromessi, con niente e nessuno.
Da subito definiti il club dei “talebani”, gli Alfissimi si sono fatti conoscere ovunque, nel bene e nel male, secondo le opinioni, ma sicuramente senza mai ripensamenti circa la strada intrapresa, tanto da guadagnarsi la fama del club più coerente che possa esistere.

Gli anni passano e all’interno del club si susseguono vari personaggi con cariche diverse, e quasi sempre in modo turbolento.
Alcuni di questi si dimostrano personaggi non raccomandabili non solo alla vita di un club ma anche a quella di qualsiasi società civile, alcuni non lasciano il segno, alcuni partono come razzi ma altrettanto in fretta si spengono mentre alcuni, dopo un iniziale comportamento volenteroso che ha contribuito a far crescere e conoscere sempre più il club, si montano un po’ la testa.. la fama, non direttamente loro, ma che solo la visibilità di un club come Alfissima può dare, si sa, da al cervello..
Il gruppo è nutrito, e poco per volta si muovono nell’ombra per spostare “IL FULCRO” del club sempre più a sud, verso la capitale.
Poco dopo però, causa trasferimento, viene a mancare la persona che gli regalava senza volerlo popolarità e notorietà e da li in poi succede un susseguirsi di situazioni strane, spiacevoli, chiassose con al seguito po’ di parapiglia: bollette non pagate, rate perdute, manicotti smanicottati, fascette sfascettate, passaggi di proprietà fatti disfatti e rimasti a metá, bistecche offerte, porchette rubate, pratiche asi inventate e chi più ne ha più ne metta. Spiegarlo in poche parole è impossibile, e solo chi l’ha vissuto da dentro sa quanto questo periodo abbia logorato gli animi e incrinato i vari rapporti.
Insomma alla fine “IL FULCRO”, sedicente almeno, gira i tacchi e abbandona la nave dando per scontato che la leva una volta sprovvista di fulcro non avrebbe avuto più la forza di andare avanti.
“DOPO IL MARE & MONTI CHIUDONO” era la loro profezia….

Purtroppo però troppo spesso si danno per scontate cose che alla fine scontate non sono, Alfissima infatti era Alfissima prima del loro arrivo, e lo è rimasta anche dopo la loro dipartita, ancora più rinforzata di prima.. È proprio vero alla fine, ciò che non uccide fortifica!
La prova è che non son bastate nemmeno le coalizioni di tutti i club d’Italia a fermarci, perchè alla fine Alfissima è sempre la prima, magari con qualche socio che si è lasciato trasportare via in meno, ma sempre la prima rimane!

Se vogliamo parlare di iniziative realizzate, il Courchevel è solo uno dei punti assolutamente inarrivabili ad altri club, questo non per mancanza di capacità, ma peggio ancora per mancanza di conoscenza storica del marchio e  di iniziativa.
Senza falsa modestia, Alfissima è ancora l’unico club che sia riuscito ad andare in massa a pomigliano d’arco girando in lungo e in largo lo stabilimento e la pista di collaudo, questo in occasione del 40°Alfasud.
Alfissima ad Alfa Club Milano, sono stati gli unici club riusciti a portare le loro alfa all’interno di quel che è rimasto dell’ ex stabilimento di Arese. Magari in molti si chiederanno: MA COSA CI TROVANO AD ANDARE IN GIRO PER VECCHI RUDERI? Ecco, questa è la differenza fra un Alfissimo e un’alfista per caso: la conoscenza del marchio, della sua storia e dei suoi luoghi.
Negli anni non è mai venuto in mente a nessun presidente di club di festeggiare chi ha lavorato in alfa, perché nessuno è mai arrivato a pensare che l’auto non è nata per caso ma è costruita da un gruppo di persone, e se si tiene a un prodotto, è d’obbligo ricordare coloro che hanno contribuito alla nascita e alla produzione di quel prodotto.

Altro punto dolente, il museo chiude. Rischia di essere smantellato, di non vedere più la luce.. In quei mesi vengono però alla luce personaggi mai conosciuti prima tra gli appassionati, si dice siano persone che lavorano di fino, ma pare a distanza di qualche anno che questo lavoro sia rimasto senza alcun risultato e queste persone sono oggi scomparse…….. e allora?
E allora son sempre i soliti 2 club che si uniscono, che uniscono le proprie forze e portano 400 mq di stemma ALFA in piazza Duomo a Milano a favore del museo e per ringraziare le istituzioni che si sono interessate ad esso. La partecipazione è buona, ma sinceramente ci si aspettava di più, molto di più.. si sta parlando del museo, della storia del marchio e di tutto ciò che rimane oggi dell’Alfa Romeo.. Purtroppo alcuni presidenti di club non hanno ritenuto importante una manifestazione per la salvaguardia del museo, forse non hanno saputo per un giorno mettere da parte i dissapori, forse hanno voluto addirittura dissociarsi dai “talebani” o forse hanno ritenuto più importante seguire i consigli del “capo” per ovvi motivi economici, che purtroppo in alcuni casi sovrastano la cosa più importante cioè il tuo credo ed i tuoi ideali.

Sta di fatto che la nostra posizione, dico nostra perchè a pagarne le spese son stati i 2 club che non hanno voluto scendere a compromessi con nessuno, ci ha fatto sbattere fuori dalla più alta istituzione alfista al mondo: il RIAR.
A questo punto però la domanda nasce spontanea: perché chi dovrebbe rappresentare la storia del marchio non fa nulla per difenderla e invece intralcia e cerca di eliminare gli unici club che la vogliono difendere?
inoltre a cosa serve tenere al proprio fianco club che non vanno oltre il semplice raduno di piazza, e non fanno nulla per ricordare e far conoscere la storia del marchio?

Purtroppo non è ancora tutto, anzi, il bello (e il ridicolo) deve ancora venire.. Ultimamente si legge per la rete che Alfissima fa raduni che non dovrebbe fare, in zone di altri club e vari bla bla bla.
Persone che fanno Alfissima ed Alfa Club Milano, continuo bersaglio di menzogne e di intralci vari, spesso cadendo veramente in basso con azioni tese a  far sfumare le manifestazioni: si prodigano in mail, telefonate, messaggi telefonici: “NON ANDATE QUELLO NON è UN RADUNO UFFICIALE”
o molto peggio: “FACCIO PARTE DELL’ORGANIZZAZIONE DEL 50 GIULIA, COMUNICO A QUESTA AMMINISTRAZIONE COMUNALE CHE LA MANIFESTAZIONE E’ STATA ANNULLATA”
Gli autori di queste bassezze si sono rivelati poi un paio di soggetti affiliati al riar, personaggi di dubbia etica morale e professionale con qualche lecchè al seguito, gente che nonostante l’età ama ancora giocare a fare i poliziotti.
A loro consigliamo di non preoccuparsi troppo delle nostre attività di club ma del futuro del marchio e del museo.

Alfissima è sempre la prima, qualcuno può dire il contrario??

Mauro Simonini

Presidente di AROC Alfissima.

IMG_6055Dieci anni. Dieci anni di Club e di passione suggellati da un evento importante, il Raduno per il Decennale di Alfissima. Un raduno che fin dall’inizio ci e’ sembrato “diverso” forse insolito, forse speciale, poi lo abbiamo capito, e’ stato il raduno dove siamo tornati come per incanto a respirare l’aria di Alfissima, quella che a partire dal 2009 e’ andata via via forse perdendosi. Quell’aria che respiri e che ti fa capire che siamo una grande famiglia, che lo stare insieme e’ alla base di tutto. Chi aveva man mano inquinato l’aria ormai si e’ allontanato da tempo, l’ha inquinata tentando in maniera infima di trasformare il club nella propria personale vetrina, ove far vedere al mondo di essere il piu’ bravo, il piu’ bello, quello con la macchina piu’ a posto. O peggio, ha tentato di trasformarlo in uno strumento di marketing a proprio uso e consumo per attivita’ commerciali o professionali, tra chi vendeva auto e chi le raffazzonava alla meno peggio. Lo hanno dimostrato andando via sbattendo la porta e creando un proprio sodalizio perfettamente costruito attorno a tutto questo, propria vetrina personale dove esibirsi facendo financo pagare il biglietto agli spettatori, e strumento di pubblicita’ per vendere o riparare automobili comprate per un tozzo di pane e vendute per pezzi di alto valore collezionistico.

Sono tornate le critiche, scaturite dall’invidia di chi, proprio non ce la fa, a vivere il club nella maniera straordinaria unica degli Alfissima, proprio non ce la fa, ad appartenere con orgoglio a quello zoccolo duro che da 10 anni non scende a compromessi, quella gente a cui non interessa essere il primo della classe con la macchina lucidata e il pomellino al suo posto, quella gente a cui non interessano questioni economiche e di opportunita’, quella gente che della fiat continua a dire quello che pensa, quel club che con orgoglio si e’ fatto espellere dal riar per la sola colpa di voler strenuamente difendere l’ultima baluardo dell’Alfa Romeo, il Museo di Arese.

I “padri fondatori” delle creature che tanto amiamo, dicevano che non si deve mai scendere a compromessi, noi non ci siamo mai scesi. Noi quelle creature amiamo guidarle per migliaia di km perche’ sappiamo che alla fine del viaggio ci sono gli Amici che ci aspettano, perche’ alla fine di quel lungo viaggio si spengono i motori e ci sono le tavolate, lo stare insieme divertendoci come non mai, perche’ in un secondo siamo capaci di passare da un passo alpino guidato sul filo di lana alle risate a crepapelle in compagnia, perche’ siamo come ogni Alfista  a nostro modo di vedere dovrebbe essere, ma noi siamo di piu’, siamo Alfissimi, chi non e’ stato in grado di esserlo, e’ semplicemente andato via, scegliendo strade piu’ consone alla propria maniera di vivere la passione.

C’e’ stato anche chi ha mugugnato che no, non dovevamo permetterci di “espugnare” una “roccaforte” come il Veneto, nei loro sogni forse esclusiva di altri sodalizi, la verita’ e’ che gli Alfissimi quello che vogliono se lo vanno a prendere senza riguardi e senza timori, come un’Alfetta che negli anni 70 ti arrivava al culo incazzata e cattiva e tu, con il tuo 125 dovevi volente o nolente cedere il passo. Anche la festa d’estate la faremo in Veneto, giusto per ricordarvi che quell’Alfetta cattiva e incazzata non ha riguardi per nessuno.164969_541968249187856_2023015780_n

Alfissima continua per la sua strada, chi ha fegato e passione da vendere lo ha dimostrato in questo raduno, siamo orgogliosi e senza reverenze verso niente e nessuno, e non c’e’ posto neanche per “bambini” con problemi mentali.

Siamo ancora i NUMERI UNO, se qualcuno vuole dire il contrario, venga a dircelo in faccia.

 

Il Direttivo di A.R.O.C. Alfissima

 

LE FOTO

 

 

L’anteprima del Video.

734748_499416660109682_73199749_n
“Io sono un pacifico tecnico finito senza volere nel mondo frenetico, irrazionale e spesso contraddittorio delle competizioni”

Così Carlo Chiti, l’inventore dell’Autodelta nata il 5 marzo 1963, amava descriversi.

Alfa Romeo Club Milano e Alfissima organizzano il 50° anniversario, nella ex sede dell’Autodelta a Settimo Milanese e a Balocco, all’interno del Centro Sperimentale.

Gli ex piloti, gli ex impiegati del Reparto Corse più amato dell’Alfa Romeo, ci faranno rivivere quello splendido ventennio.

Settimo Milanese – Balocco, domenica 17 marzo 2013 , visita la pagina 50° Autodelta per maggiori informazioni

Un articolo pubblicato su “La Gazzetta di Auto D’Epoca” di Gennaio 2013 ,interamente dedicato al raduno “Guidare Alfa Romeo” organizzato da A.R.O.C. Alfissima e AlfaClub Milano sul Passo della Cisa .

Clicca sulle immagini per ingrandirle

Alfa 90, la civilta’ della macchina.

Cosi’ recitava lo slogan al lancio della berlina del biscione. Alfissima nel Maggio 2010 le dedica un filmato che vi riproponiamo insieme ad una inedita galleria fotografica del backstage.

Realizzato a Roma il 22 Maggio del 2010, il video ha visto la partecipazione di alcuni soci arrivati dal Nord Italia percorrendo tantissimi chilometri  in una due giorni dai ritmi serrati.

Un ringraziamento particolare va al socio Fabrizio Torraco per la preziosa e fattiva collaborazione logistica e pratica.

Buona visione!

Il Video e’ disponibile anche in HD a questo link: ALFA 90 HD

 

 

Click sulle immagini per ingrandire

_BAA2646 _BAA1529 _BAA2136 _BAA2308 _BAA2859 _BAA2293 _BAA3211 _BAA1718

Nei primi anni ’80 le case automobilistiche iniziavano a guardare, anche per necessita’, verso la gestione elettronica del motore, in quegli anni gli studi e lo sviluppo da parte dell’Italiana Magneti Marelli circa i sistemi di alimentazione, erano ancora ad uno stato “primordiale”.

L’azienda europea piu’ avanti a livello tecnologico e di esperienza sul campo, era la tedesca Bosch, e chiunque in europa produceva automobili, si rivolgeva all’azienda teutonica per equipaggiare i propri modelli con sistemi di gestione elettronica motore, in specialmodo quelli destinati al mercato Statunitense, dove i limiti per le emissioni inquinanti, erano gia’ molto severi.

Nasceva in quegli anni “l’auto a iniezione”.

Ad onor del vero, veicoli alimentati ad iniezione elettronica si erano gia’ visti, ma erano veramente pochi, e per lo piu’ modelli di lusso o sportivi di alto segmento dai costi elevati.

Alfa Romeo in quegli anni, aveva equipaggiato le vetture destinate al mercato Americano, con il sistema di iniezione meccanica SPICA, dal canto suo, la Montreal del 1971 adottava questo tipo di alimentazione sul suo V8 da 2593cc e 200 cv.

Il sistema meccanico Spica, era stato quindi adottato per oltre un decennio da Alfa Romeo con discreto successo e non pochi problemi, tra i quali vale la pena di citare l’affidabilita’ sovente critica, e la difficolta’ di riparazione e messa a punto del sistema, unita al dato di fatto che ben pochi tecnici erano in grado di intervenirvi.

Anche la casa di Arese doveva quindi guardare verso sistemi piu’ efficienti e a controllo elettronico, d’altro canto siamo negli anni in cui l’elettronica iniziava il suo rapido sviluppo che l’ha portata ai livelli odierni.

In questo panorama, nei primi anni 80, mentre Alfa Romeo vende in America le “Alfetta Li” ed in Europa le “Si” ad iniezione meccanica Spica, l’azienda di distingue per essere l’unico costruttore di automobili che inizia a sviluppare in casa, un proprio sistema di iniezione elettonica, esempio unico nel panorama mondiale; In Alfa, inizia lo studio del C.E.M. – Controllo Elettronico Motore.

 

L’Alfetta C.E.M.

 
E’ il 1982, quando viene presentata, sulla base dell’Alfetta ’82 una inedita versione, dotata del bialbero 1962cc da 130cv ed alimentata ad iniezione elettronica, l’Alfetta C.E.M.

L’Alfetta CEM, oltre ad essere equipaggiata con l’innovativo sistema, presenta la futuristica possibilita’ di funzionamento “modulare” del motore, e’ in grado, con bassa richiesta di potenza di funzionare a due soli cilindri, che venivano scambiati nel funzionamento ad decelerazione, l’Alfetta CEM puo’ vantare il ragguardevole risultato di ridurre i consumi del 15% rispetto alla versione alimentata a carburatori.

Il sistema C.E.M. Introduce in Alfa Romeo la gestione digitale del motore, (anche se a livello di componentistica e semi-conduttori, il sistema era semi-analogico) applica in maniera totale il concetto di “In/Out” dove un elaboratore dotato di microprocessore, gestisce i segnali in arrivo da alcuni sensori (In) ed in base a questi attua le corrette gestioni dei componenti (Out).

A tal proposito, vale la pena citare tra la sensoristica, il rilevatore di posizione farfalla acceleratore, costituito da un disco dotato di 8 fori, che permettono la comunicazione di altrettanti trasmettitori e ricevitori ad infrarossi, generando un codice (GRAY) che permette di calcolare oltre 240 posizioni differenti del pedale acceleratore.

Il successo commerciale dell’Alfetta CEM e’ pero’ deludente, a causa soprattutto della risposta del mercato, che guarda con diffidenza, almeno in Italia, le vetture ad Iniezione.

Confrontando il CEM con la concorrenza del periodo, era pero’ palese che Alfa Romeo aveva sviluppato il sistema tenendo sempre in primo piano le prestazioni, l’adozione delle farfalle individuali regalava per esempio all’utente Alfetta, la stessa prontezza e “cattiveria” della sorella a carburatori, inoltre, caratteristica ben piu’ degna di nota, almeno per chi scrive, che e’ un tecnico del settore, era il funzionamento sequenziale dell’iniezione, ovvero ogni cilindro era pilotato individualmente dalla centralina elettronica, caratteristica assolutamente unica, che la bosch avrebbe poi introdotto solo un decennio dopo, sui motori sei cilindri 24v della BMW.

Al momento del lancio dell’Alfetta CEM, il “Controllo Elettronico Motore” non e’ certamente immune da difetti o problemi di affidabilita’, c’e’ da considerare ancora una volta che, l’intervenire sull’impianto, presupponeva conoscenze e formazione tecnica che non erano molto diffuse, e Alfa Romeo ne abbandona temporaneamente l’applicazione, ma non ne interrompe lo sviluppo.

Da citare anche il fatto che vi sono stati negli anni anche prototipi di Alfasud prima e Alfa 33 dopo, dotati di motore boxer equipaggiato con il CEM.

Il Variatore di Fase:

Il 1982 e’ anche l’anno di un’altra importantissima novita’ tecnologica di Alfa Romeo (non dimentichiamoci che per Alfa la Tecnologia era Arte) il variatore di fase.

Assolutamente avanti anni luce alle soluzioni piu’ o meno originali presentate fino ad allora dalle altre case automobilistiche (vedi sospensioni idrauliche Citroen, vedi cambio automatico a variazione continua DAF, non vedere fiat che oltre il centoventotto non era andata) il variatore di fase era applicato all’asse a camme di aspirazione, tramite un’attuatore elettromagnetico agiva su una valvola idraulica che consentendo il passaggio di olio in pressione, permetteva alla puleggia di assumere due differenti posizioni di calettamento sull’asse a camme stesso.

Tale soluzione consentiva di ritardare l’aspirazione, riducendo ai bassi carichi e regimi, la fase di incrocio delle valvole e garantendo al motore consumi ridotti e piacevole pastosita’ di funzionamento, oltre ad un importante aumento della coppia.

Alfa Romeo si rivolge questa volta alla tedesca Bosch, che sviluppa un eccellente sistema di iniezione in grado di gestire il variatore di fase, con il lancio delle Alfetta ’83, la Quadrifoglio Oro diventa una delle vetture piu’ tecnologicamente avanzate del suo segmento.

E’ importante sottolineare che il sistema Bosch Motronic che equipaggiava la Quadrifoglio Oro era l’unico al mondo interamente digitale, ed il primo che integrava il controllo sia dell’iniezione che dell’accensione.

ALFA 90 – il ritorno del C.E.M.

Lo sviluppo del CEM non era stato interrotto da Alfa Romeo, l’Alfetta era stata sostituita dalla 90, che nella versione Quadrifoglio Oro equipaggiava il suo 2.5 V6 con l’iniezione Bosch L-Jetronic, e nel 1986 con il lancio dell’Alfa 90 Super, viene presentata una inedita versione a sei cilindri di 1996cc dotata proprio dell’impianto CEM.

 

Gli ulteriori sviluppi avevano regalato al CEM una migliore affidabilita’ ed un funzionamento che arrivava alla perfezione, la 90 2.0 6V dotata anche di rapporti piu’ corti, risultava su strada molto brillante e “cattiva”, regalando con i suoi 132cv sensazioni sovente piu’ sportive della sorella maggiore di 2,5 litri.

L’uscita di scena della 90 vede anche l’arrivo del nuovo proprietario, la fiat, ed il sistema CEM viene definitivamente accantonato, col senno di poi, non e’ pensabile per un’azienda che in nome delle economie di scala, lancia l’erede della 75 su pianale della fiat tipo, investire nello sviluppo di un sistema di iniezione, che si puo’ comprare altrove.

Vetture estremamente brillanti come la 75 Twin Spark o la 33 1.7 16v, gli alfisti le devono alla tedesca Bosch, che con la sua esperienza e la sua tecnologia, ci ha regalato

le ultime Alfa Romeo degne di portarne il marchio.

Resta il fatto che il CEM, gli uomini che lo hanno pensato e sviluppato, sono l’esempio lampante, soprattutto per chi oggi come me, lavora nel settore dell’elettronica dell’auto, di quanto l’Alfa Romeo fosse veramente 10 avanti.

Resta il rammarico di non aver visto cosa si sarebbe potuto fare applicando le moderne tecnologie degli anni successivi al Controllo Elettronico Motore, non lo abbiamo visto, ma lo sappiamo, la risposta e’ scontata, si sarebbe stati ancora 10 anni avanti.

Armando Mozzi -WB Alfissima

18wrPista di Nardò, 1982, Alfa Romeo fissa i record di velocita’ e durata con Alfetta e Giulietta a gasolio equipaggiate con i propulsori VM. 40.000 km pari al giro del mondo, percorsi a medie eccezionali. Di seguito il raro ed esclusivo video ed il relativo articolo di Alfanotizie.

alfanotizie 39

alfanotizie 39 013

 

alfanotizie 39 014

 

alfanotizie 39 015

704874_493674844017197_988361141_o

cavallinoAnniversario dopo anniversario, ricorrenza dopo ricorrenza, AROC Alfissima continua la via delle celebrazioni per la nostra amata casa del Biscione. Uno degli eventi molto importanti di quest’anno e’ il 30° dell’Alfa Romeo 33, vettura a cui gli Alfisti hanno sempre tributato un grandissimo successo. Proseguendo nell’idea di ripercorrere i luoghi legati a modelli ed eventi storici, abbiamo scelto di festeggiare la media di Pomigliano a Punta Cavallino (VE), luogo in cui nel 1983 venne presentata alla stampa internazionale.

A breve verra’ presentato il programma dettagliato dell’evento, continuate quindi a seguirci .

Potete trovare altro materiale sull’Alfa 33 nella sezione Documentazione

Nel frattempo vi regaliamo alcuni video.

Il processo di produzione dell’Alfa 33

 

La prova della Permanent 4 di A. De Adamich