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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Le Alfa Romeo in America...
 Messaggio Inviato: sab mar 08, 2008 10:00 pm 
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SOCIO ALFISSIMA
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Nome e Cognome: Cristian Floris
Riporto questo articolo visto or ora sul sito dell'automobilismo storico dell'Alfa Romeo
http://www.archiviostorico.alfaromeo.it ... language=5

Cita:
Alfa Romeo, la 52° stella


In un secolo, il XX, nel quale il sogno americano è stato caratteristica principale del dover essere, nel quale il mito dell’America partiva sui piroscafi dai porti di Genova e di Napoli, per ritornare a permeare la nostra realtà europea fin nei minimi dettagli dell’esistenza, dal modo di vestire alla Tv, dallo slang al brunch, sono davvero pochi gli oggetti, le idee, i modi di essere che l’America (intesa come U.S.A.) ha mutuato dall’Europa: uno di questi non può che essere l’Alfa Romeo.

Prerogativa comune da un oceano all’altro, anche i discendenti dei Padri Pellegrini hanno da sempre apprezzato la Casa del Portello e, successivamente, di Arese: in mezzo alle mastodontiche Dodge, Plymouth, Desoto, scattanti Alfa Romeo rombavano (e rombano) nella caotiche strade delle “city”, così come sulle lunghe strisce di asfalto delle “route” coast-to-coast, mentre, sulle piste, sconfiggono nettamente vetture più potenti e di ben più elevata cilindrata.

Così come avveniva in Italia, dove la pubblicità era per lo più veicolata dagli echi dei successi sportivi, anche in America l’Alfa Romeo si fece conoscere come vettura capace di competere e vincere. È del 1936, per esempio, la storica vittoria di Nuvolari alla Coppa Vanderbilt sul tracciato di Roosvelt Field, a New York, rimanendo nella storia come l’unico marchio europeo vincitore di questa gara, mentre si dipanano lungo questo decennio numerose partecipazioni sul circuito di Indianapolis con la 12 cilindri “Tipo C”.

È da ascrivere a questi anni la presenza delle più prestigiose vetture in terra d’oltreoceano, citiamo una per tutte la 8C 2900 B Lungo carrozzata dalla Touring, un monumento al design e alla tecnica motoristica italiana, capace veramente di incantare le sensibilità di culture affatto diverse. Già in questi anni si vide l’abbozzo del primo contatto con la Chrysler per la distribuzione.
Al giorno d’oggi queste vetture, in tutto il loro splendore, sono i capisaldi delle migliori collezioni americane.
v A partire dal secondo dopoguerra, le esigenze degli appassionati americani si fanno più specifiche e pressanti, anche in funzione delle normative vigenti in materia di circolazione stradale: nascono così versioni di vetture Alfa Romeo espressamente preparate per il mercato statunitense, le cui differenze incidevano, per lo più, sull’alimentazione e su alcuni particolari di carrozzeria.

Intanto l’Alfa Romeo continuava a vincere: a cinque anni dalla fine della seconda guerra mondiale, le 6C 2500 prima e le 1900 T.I. poi, riscuotevano non pochi consensi alla Carrera Panamericana.

Nella prima metà degli anni Cinquanta, il viennese Max Hoffman, classe 1904, trasferitosi nel ’41 in U.S.A. e divenuto ben presto uno dei maggiori importatori di vetture europee, diede l’impulso alla dirigenza Alfa Romeo per la creazione di una “piccola” spider: dalla matita di Giovan Battista Farina (detto “Pinin”) nacque così la Giulietta Spider, che venne inizialmente lanciata solo sul mercato americano, dove quel design armonioso che trasudava cultura artistica e quel marchio carico di sì tanti allori sportivi era simbolo di una “different way of life”. Faceva sensazione, infatti, vedere circolare per le avenue di New York queste piccole vetture (molto spesso bianche) provenienti da Milano. Tra l’altro, nel 50° anniversario della sua presentazione nella versione Sprint, le stesse Giulietta dei collezionisti americani hanno sfilato a New York durante la celebrazione del Columbus Day, sotto il tricolore Italiano e le insegne del Comune di Milano e del Teatro alla Scala.
Per non smentire la tradizione sportiva Alfa Romeo, anche la Giulietta Spider calcò i campi di gara a stelle e strisce, affermandosi, per esempio, alla 12 Ore di Sebring nel 1960.

Verso la fine del decennio, per sopperire alle richiesta di maggior potenza di una certa parte del pubblico statunitense, ai 1300 cc della Giulietta vennero affiancate le versioni USA della 2000 berlina e spider.

Terminata la gloriosa parabola della Giulietta, un’altra spider Alfa Romeo si preparava a far innamorare l’America: il Duetto. Desiderosi di affrancarsi dalla linea (a loro avviso in odore di desuetudine) della Giulietta, i vertici aziendali commissionano alla carrozzeria Pininfarina (ormai legata indissolubilmente agli spider del Biscione) una nuova vettura su motore 1600.
Nel 1966 nasce, così, la “1600 Spider”, caratterizzata da una forma lenticolare armonicamente esasperata (ci sia consentito l’ossìmoro), fino a dare la forma di osso di seppia alla vettura, contenuta in un’avvolgente forma tondeggiante di squisito sapore manieristico. Dopo vetture dai nomi evocativi come la Giulietta e la Giulia, questa 1600 spider non poteva rimanere incatenata ad un’identificazione prettamente “tecnica”. Fu così che la Direzione Alfa Romeo, capitanata da Giuseppe Luraghi, bandì un concorso che aggiudicò il nome “Duetto” a questa nuova vettura.
Ma le luci della ribalta sul Duetto si erano appena accese: tutta l’America si emozionò al cinema per un giovane Dustin Hoffman a bordo proprio di un Duetto rosso, guidato in maniera esuberante sul set del film “Il Laureato” al suono delle note di “Mrs. Robinson” di Simon & Garfunkel. Tale fu il successo del film e della vettura, che in America una serie speciale di Spider prese il nome di “Graduate”, appunto, “laureato”.

Dalla metà degli anni Sessanta e per ben più di un decennio, la presenza delle vetture di Arese sui circuiti americani è massiccia, basti citare la Giulia TZ, la GTA, le 33 che, con le loro vittorie, fanno garrire la bandiera dell’Alfa Romeo e dell’Autodelta sui pennoni più alti di circuiti come Sebring, Watkins Glen e Daytona, luoghi che videro l’incoronazione della GTA e del suo pilota Horts Kweck Campione d’America della categoria Turismo.

Nel frattempo le Alfa Romeo “tipo America” cominciavano a diffondersi: dopo le mitiche spider Giulietta e Giulia “Duetto”, la cui tradizione continuava comunque negli Spider Alfa Romeo versione America di più recente produzione, viene presentata l’Alfetta, nelle sue declinazioni berlina e coupé, cavalcando anche la notorietà di un testimonial d’eccezione come Niki Lauda (pilota Brabham-Alfa Romeo nel 1978), sull’onda dell’eco delle prestazioni dell’Alfa Romeo in Formula 1 e, in particolare, delle performance a Long Beach e Detroit. Spider e Alfette GT appaiono nei parcheggi e ai lati delle più lussuose ville di Beverly Hills: Dean Martin, ad esempio, era proprietario di un’Alfetta GTV 6C 2.5.

A cavallo del suo 75° Anniversario, l’Alfa Romeo sbarca nuovamente negli Stati Uniti con la 75 nelle versioni “America” e “Milano” (presentata a Phoenix, in Arizona), introdotte ad un anno di distanza l’una dall’altra, tutte con motore a sei cilindri, per una capacità di 2.5 e 3.0 cc.

L’ultima vettura esportata sul mercato americano fu la 164, per la quale il vecchio sistema di distribuzione, rappresentato dall’Alfa Romeo Inc. (con sede in New Jersey, a Newark, e in California, a Karson, periferia di Los Angeles), venne rinnovato grazie alla creazione dell’A.R.D.O.N.A. (Alfa Romeo Distributors of North America), una joint venture realizzata in collaborazione con Chrysler e terminata nel 1994.

Nonostante l’Alfa Romeo non sia più presente sul mercato statunitense da più di dieci anni, sono ben 92 i main club Alfa, un pacifico ma appassionato esercito di Alfisti sparsi nei 51 stati nordamericani, che per anni ha sofferto, chiesto e sperato per un ritorno della casa di Arese sotto la bandiera a stelle e strisce, a testimonianza di un sincero attaccamento, una totale dedizione ad un marchio, ad un modo di essere che, in tutto il pianeta, dà lustro allo stile e alla cultura italiana.


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Immagine
sito 75 & storiche: http://www.alfaromeo75.it
sito Alfetta Gt & Gtv: http://www.alfettagt.altervista.org/


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