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L'AMMIRAGLIA

Lo studio della
berlina “Alfa 6” viene deliberato nel 1968 con la sigla
di progetto “119”, in quell’anno si inizia a pensare,
contemporaneamente al progetto “Alfetta”, ad uno studio
di una berlina alto di gammaa non da sovrapporre a
quest’ultima bensi’ da posizionare in un segmento di
mercato superiore, molto agguerrito e presidiato dalla
concorrenza Tedesca. L'anno successivo cessa
definitivamente la produzione della berlina "2600"
(motorizzata dai vecchi bialbero sei cilindri in linea),
derivata dalla più piccola "2000", di cui conserva il
corpo vettura, la cui linea porta ormai i segni del
tempo. Per i tecnici Alfa, si parte per l’Alfa 6 quasi
da zero, dal cosiddetto “foglio
bianco”.
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La Meccanica
 Nel 1971 viene definita
la meccanica.
Il motore, opera
dell’indimenticato e geniale progettista Giuseppe Busso,
e’ un
nuovo 6V interamente in lega leggera con bancate inclinate
di 60°, la cilindrata iniziale e’ di 2492 cc , singolare e futuristico
il sistema di distribuzione, che prevede un solo
albero a cammes per bancata ad azionare
direttamente le valvole di aspirazione, un corto
bilanciere aziona invece quelle di scarico, la
regolazione del gioco valvole di aspirazione avviene
tramite spessori calibrati tra stelo valvola e punteria
(soluzione che permette di limitare le masse in
movimento, gia’ adottata sui bialbero 4 cilindri e
prerogativa dei motori destinati alle competizioni)
mentre quella delle valvole di scarico e’ attuata
tramite registri a
vite.
L’alimentazione viene affidata a sei
carburatori monocorpo Dell’orto, la pompa carburante e’
elettrica, con interruttore inerziale in caso di
incidente.
Le teste cilindri presentano valvole
inclinate di generoso diametro e camere di scoppio
emisferiche come nei quattro cilindri bialbero. La
potenza massima erogata e’ di 160 cv a 5600 giri/min.
con un picco di coppia di 22,4 kgm, ottenuto a 4000
giri/mn. All’avantreno le
sospensioni riprendono lo schema dell'Alfetta prossima
al debutto: quadrilateri deformabili con elementi
elastici a barra di torsione (in luogo della classiche
molle elicoidali), e ponte DeDion al
posteriore.
A differenza della Alfetta,
sull'ammiraglia non viene adottato lo schema
"transaxle", evidentemente giudicato poco adatto alla
fascia di utenza cui la berlina si
indirizza.
Il cambio (ZF) viene dunque
posizionato anteriormente in blocco con il motore
(longitudinale), eccellente la sua precisione e
manovrabilita’.
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Il Design
 Il design viene
impostato seguendo quindi le indicazioni dei
progettisti. Nel '74 il progetto giunge a
compimento. Tuttavia la crisi internazionale dovuta alla
guerra del Kppur mette in grosse difficolta’ le case
produttrici di modelli sportivi, di elevata cilindrata e
dunque dal consumo elevato, l’Alfa Romeo era purtroppo
tra queste case.
I prototipi definitivi
iniziano a circolare nel biennio ‘77/'78 e l'auto fa il
suo debutto nella primavera del 1979, undici anni dopo
l'impostazione del progetto, il nome: ALFA 6, in omaggio
alla nuova unità motoristica progettata da Giuseppe
Busso. L’Alfa 6 si presenta con
un'estetica affine alla gamma Alfa Romeo del decennio
che si appresta a terminare, ne paga le conseguenze il
design che risulta alquanto
datato.
Il corpo vettura e’ lungo 476 cm, largo
168 e alto 139, con un passo di 2,60 metri. Fatte le
dovute proporzioni, il rapporto tra i volumi non
differisce molto da quello dell'Alfetta; l'auto e’
imponente e dotata di una discreta aggressività,
prerogativa Alfa Romeo.
Il
frontale
spiovente, e’ dotato di quattro
proiettori di forma circolare, una grande calandra
orizzontale e una coppia di indicatori di direzione
laterali avvolgenti, posti verticalmente agli angoli del
frontale. Il tutto racchiuso in un sottile profilo
cromato, il paraurti massiccio e’ dotato di cantonali in
materiale
composito.
Nella vista laterale e’
immediato identificarla come un'Alfa Romeo, tanto e’
forte la somiglianza con l'Alfetta. Seppur sensibilmente
più grande, la linea a cuneo, il frontale relativamente
basso rispetto alla coda, la forma del giro porta e il
design dei particolari ricordano molto, forse troppo, la
media sportiva del biscione. Lo specchio di
coda,
e’ invece caratterizzato da gruppi ottici di dimensioni
generose a sviluppo
orizzontale.
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Gli Interni, le dotazioni...

All’interno gli
occupanti vengono accolti in grandi e soffici poltrone.
I pannelli porta presentano un disegno elaborato in
linea con le tendenze del periodo, mentre il conducente
dispone davanti a se di una plancia
elegante, con dotazione di
strumenti pressoché completa e arricchita da numerose
spie, ben rifinita , e’ realizzata con materiali di
qualità e assemblata con cura. Presenta inserti in legno
e la porzione inferiore, compreso il tunnel centrale, in
tinta chiara rispetto al nero della parte superiore. Di
serie, quattro alzacristalli elettrici, chiusura
centralizzata delle porte, specchio retrovisore
regolabile elettricamente, cinture di sicurezza,
lampeggio di emergenza hazard e sterzo
servoassistito. A richiesta e’ possibile equipaggiare la
vettura con: cambio automatico ZF a 3 rapporti,
climatizzatore, cerchi in lega e interni in
pelle.
L’Alfa 6 totalizza in quattro anni poco
più di 6000 esemplari, vengono inoltre realizzate a
scopo dimostrativo, sette unità in allestimento USA
(operazione che non avra’ poi alcun
seguito).
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La seconda serie

Nel 1983 l’Alfa Romeo
presenta la seconda serie; esteticamente, la mano del
Centro Stile Bertone, nella persona di Marcello Gandini,
rinfresca la linea dell'ammiraglia rendendola, per
quanto possibile, adeguata agli anni
'80. Scompaiono dai paraurti
i rostri e vengono adottati cantonali più lunghi,
una
appendice aerodinamica migliora l’efficienza della
vettura
(Cx 0.39), profili paracolpi in materiale composito
sulle fiancate e in luogo delle precedenti griglie per
lo sfogo dell’aria sui montanti posteriori viene ora
adottato un fregio che riproduce il logotipo di
Bertone. Calandra cromata,
proiettori rettangolari con tergifari e fendinebbia
caratterizzano il nuovo
frontale.
La gamma viene ampliata e le versioni
disponibili sono: “Alfa 6 2.0” – “Alfa 6 2.5
Quadrifoglio Oro” – “Alfa 6 turbodiesel
5”.
La versione alimentata a
gasolio prevede l'adozione di un motore turbodiesel
prodotto dalla VM di Cento (FE) a 5 cilindri in linea da
2494cc e
105cv.

Allo scopo di aggirare l’ostacolo dell’iva
pesante al 38% che colpisce le vetture a benzina di
cilindrata superiore ai 2 litri, dal 2492cc deriva un
nuovo 6V di 1997 cc sempre alimentato tramite 6
carburatori monocorpo, la potenza erogata e’ di 135cv,
18 kgm e’ la coppia max.
sviluppata.

L’alimentazione a iniezione
elettronica BOSCH L-Jetronic equipaggia invece il
propulsore da 2,5 litri, a vantaggio della fluidita’ di
marcia e del contenimento dei consumi, la potenza
massima vede una lieve flessione con 158cv, restano
immutati i valori di
coppia.

Della seconda serie
vengono realizzati, all'incirca, altri 6000 esemplari,
di cui un centinaio dotati di motore 2,5 a carburatori
(vetture della prima serie aggiornate nell'estetica).
Nel 1987, le ultime vetture vengono esportate nei paesi
dell'Est: l'Alfa 6 cede il posto all’era Fiat.
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